HOME
Tale Festa, tale Partito
Riceviamo e pubblichiamo:
CHE SQUALLORE!
Come si sa, quest'anno la festa nazionale del partito sedicente democratico si svolge a Torino, nella splendida cornice della centralissima
piazza Castello.
Anche Genova, però, ha una sua festa democratica battezzata dagli organizzatori come nazionale: la Festa Nazionale Europa e Mediterraneo (le maiuscole sono riprese così come sono scritte sul
dépliant di presentazione, stampato interamente a colori su carta patinata).
La sera di martedì 31 agosto mi sono recato a visitare l'area della festa; eccone un breve ritratto: la direzione della kermesse è praticamente invisibile - l'unica indicazione è un foglio di
carta, semistaccato, con su scritto 'infopoint'; non esiste nessuno stand né del partito, né di alcun sindacato, né tantomeno di associazioni collegate; è inutile cercare una libreria; il bar -
gestito da sedicenti giovani democratici dall'età media apparente di circa quarant'anni - ha costi ersorbitanti (con la scusa del 'biologico' e dei prodotti 'a chilometri zero' ha prezzi che
nemmeno il bar più caro del centro città); i ristoranti fanno concorrenza a quelli più cari della città nel tenere prezzi alle stelle.
In 'compenso' sono numerosissimi i gazebo occupati da commercianti privati che vendono ogni genere di mercanzia all'interno di spazi che i sedicenti democratici hanno affittato loro a carissimo
prezzo.
Insomma: uno squallore senza eguali.
Genova, 01 settembre 2010
Stefano Ghio - Comitato promotore Circolo Proletari Comunisti Genova
Vogliamo LAVORARE
I dati Eurostat sulla disoccupazione parlano di un giovane su quattro (tra i 15 e i 25 anni) senza lavoro.
Il lavoro è, quindi, il primo problema di un Paese che non ha futuro, di un Paese che nel precariato delle sue generazioni chiave (i quarantenni e i trentenni) umilia i suoi cittadini e rende insicure decine di migliaia di vite, migliaia di famiglie.
Tutto questo porterà inevitabilmente a tensioni sociali, ad un disastroso impoverimento economico e culturale, alla fine di un sistema istituzionale che il governo sta smantellando.
E tutto avviene nell’assoluta insipienza di una classe politica incapace, meschina, parassitaria: gli stronzi della maggioranza, che hanno gli unici interessi nel processo breve, e i coglioni di un’insulsa opposizione, che si trastullano sulla possibilità o meno di fare un governo con i finiani, stanno mandando a rotoli l’intera nazione, le sue istituzioni, prima fra tutte la scuola pubblica.
KORDOGLIO
(dal titolo in prima pagina de Il manifesto del 18/08/10)
Una giornata al Centro per l'Impiego
06/08/10
I Centri per l’Impiego, nome alquanto pomposo, hanno sostituito da qualche anno i vecchi uffici per il Collocamento. Le funzioni sono rimaste bene o male le stesse, con strumenti certo più avanzati: sostanzialmente aiutare chi è senza lavoro a trovare una collocazione occupazionale o meglio attivare tutte le risorse possibili per raggiungere questo obiettivo.
Benissimo, soprattutto in tempi di crisi.
Ma non è tutto oro ciò che luccica, dice un vecchio proverbio, e se ne può rendere particolarmente conto chi ha la sfortuna di passare per uno di questi Centri. Almeno nella realtà genovese.
Il primo impatto è la quantità notevole di persone che sono presenti nella sala d’aspetto. Indice dei tempi. I numeri “eliminacode” che scorrono con una lentezza impressionante. Un libro, un giornale e un caffé sono i modi migliori per far scorrere un tempo che sembra statico, annullato. Poi, finalmente, ecco arrivare il proprio turno. A questo punto un minimo di aspettativa c’è, la speranza che qualcosa si muova nella propria vita precaria.
L’impiegato è gentile. Le domande sono quelle retoriche, quasi un disco rotto. Alcune domande di routine. Due minuti e la stampante accanto l’operatore espelle belle pagine fumanti dai titoli anch’essi pomposi “Scheda anagrafico-professionale” (ovvero un curriculum) e il “Patto di servizio”, che recita:
il PATTO consiste in un impegno reciproco a perseguire coerentemente gli obiettivi in esso definiti d’intesa tra il Centro per l’impiego e il/la lavoratore/trice. La violazione degli impegni assunti con il PATTO comporta la perdita dello stato di disoccupazione e dei benefici e servizi ad esso connessi.
Continua aggiungendo che il lavoratore si impegna a cercare lavoro attraverso i canali pubblici e privati e la propria rete di relazioni (arrangiati! insomma...).
Utilità: ZERO.
Mai avuto l’onore di ricevere una (leggasi: UNA!) telefonata o una mail dal Centro per l’impiego; nessuna informazione su come muoversi per cercare un lavoro; nessuna informazione sulle possibilità che ci sono (probabilmente non ce ne sono); solo un grazie e arrivederci!
Non so come siano altre realtà, ma a giudicare da ciò che ho visto viene da pensare che questi Centri siano diventati l’ennesimo buco di burocrazia, mantenuti dai cittadini in cambio di ben pochi benefici.
PS: I Centri per l’Impiego sono in ogni provincia e rispondono alla Regione. L’Assessore al Lavoro si autodefinisce comunista.
Andrea V.
Non ci resta che piangere, ossia Della naturale comicità degli assessori liguri
25/07/10
Non ci resta che piangere, perché a ridere proprio non ce la si fa. E infatti verrebbe proprio da ridere a leggere le inqualificabili, ridicole ragioni addotte dai nostri rappresentanti istituzionali assessori regionali contro il taglio delle auto blu. È involontariamente comico l’assessore Guccinelli quando minaccia di usare il treno per recarsi a lavorare, aggiungendo un significativo “e vediamo quanto riesco a lavorare”. Cosa potremmo rispondere noi semplici cittadini, lavoratori, precari, studenti, pensionati? Dopo aver sorriso amaro, per non piangere, potremmo replicargli “benvenuto nel mondo reale, signor assessore”, quel mondo reale che lor signori lasciano tutto a noialtri, sudditi inermi. Pensandoci sopra un po’, potremmo anche consigliargli di rivolgersi al suo dirimpettaio di Giunta, il “compagno” Vesco con delega, appunto, sul trasporto pubblico. Quest’ultimo, poi, ha abbondantemente superato il senso del ridicolo (e della decenza) con una esilarante intervista su Il Secolo XIX dello scorso venerdì 23 luglio. Già l’incipit dell’articolo rivela quanto “comunista” possa essere rimasto un uomo delle Istituzioni quando afferma che “l’auto blu garantisce un’accelerazione delle cose da fare, un incremento della produttività”: alla faccia del lessico da Confindustria. L’assessore “comunista”, in pieno orgasmo da produttività, afferma che i suoi impegni “il territorio”, “la gente”, “gli incontri”, rendono necessaria l’auto blu; subito dopo non si accorge della contraddizione insita nel suo pensiero e dice “il taxi costa” (le auto blu sono gratis, assessore?) e aggiunge impavido “con l’autobus non si arriva più, con la mia auto perdo un’ora a trovare parcheggio”. E allora, anche al sedicente comunista assessore Vesco, diciamo un bel “benvenuto nel mondo reale, signor assessore”, nel mondo reale di chi deve andare a lavorare tutte le sante mattine, di chi vorrebbe trovare un parcheggio per la propria utilitaria pagata a rate o per chi vorrebbe viaggiare su un sistema di trasporto pubblico efficiente. Siamo contenti nel pensare che anche lei possa condividere la sorte dei cittadini che governa, sciogliendosi sotto il sole ad una fermata dell’autobus, aspettando un mezzo che non arriverà se non prima di un buon quarto d’ora d’attesa. Insomma, siamo di fronte a uomini delle istituzioni che certi problemi dovrebbero risolverli o a gente capitata lì per caso? Questa gente dovrebbe mettere in moto il cervello e invece di rispondere in automatico ai giornalisti, adducendo scuse che davvero raggiungono livelli di comicità insperati anche per un Benigni, dovrebbe pensare a quali vantaggi porterebbe il taglio di sprechi colossali come quello delle auto blu. Più di seicentomila euro di spesa, infatti, potrebbero essere utilizzati per una miriade di altri bisogni, ben più importanti che il far risparmiare una manciata di minuti ad assessori comunque ben pagati dalla Regione (più di diecimila euro al mese, si ricordi). Facciamo qualche esempio: si potrebbero aiutare le scuole in crisi, le quali non riescono nemmeno più a far fronte alle spese spicciole (materiale didattico e igienico-sanitario); si potrebbero pagare quei supplenti precari in arretrato (proprio per le note difficoltà finanziarie delle scuole); si potrebbero aiutare i comuni a pagare i libri di testo delle elementari (Sant’Olcese docet); si potrebbero cofinanziare borse di studio e contratti per i giovani precari della ricerca; si potrebbe dare quel denaro, insomma, a chi ne ha veramente bisogno. E allora, al di là di ogni troppo facile ironia – tanto più spontanea quanto più stimolata dall’incauto giustificarsi di questa casta politica ormai allo sbando anche mentale – auspichiamo che gli assessori regionali, primi fra tutti quelli che osano ancora definirsi comunisti, scendano ai livelli della gente comune e si rendano finalmente conto di essere dei servitori della comunità, non dei privilegiati: si decidano una volta per tutte a comprendere il momento storico e la società in cui tocca loro vivere, insieme a tutti noi.
“Benvenuti nel mondo reale, signori assessori”.
Bersani su Chavez e l’Italia ha perso una occasione per tacere
Il segretario del PD, Bersani ha perso una buona occasione per tacere. Il leader di una opposizione fantasma, parlando dell’eventuale fine del governo Berlusconi, ha dichiarato che non vorrebbe che al suo posto venisse fuori “un Chavez”.
Farebbe bene Bersani a ricordare che Ugo Chavez Frias è il Presidente di una Repubblica
a democrazia popolare e partecipativa che negli ultimi 11 anni,anche attraverso ripetute verifiche elettorali e referendarie, ha cambiato la storia del suo paese il Venezuela e
dell’America Latina. Con la Presidenza di Ugo Chavez si sta eliminando l’analfabetismo ( il Venezuela è il secondo paese in America Latina dopo Cuba per accesso al sistema
educativo), ha introdotto il sistema sanitario gratuito per tutti, si è ridotta la povertà, ha aumentato del 40% i salari e gli stipendi base, con significativi aumenti delle
pensioni, ha nazionalizzato moltissime imprese strategiche per l’economia del paese e dell’intera regione latino-americana.
Il Venezuela è il paese che ha dato maggiore impulso, insieme a Cuba, alla creazione e al rafforzamento dell’ALBA, un alleanza dei popoli di quella che con orgoglio viene definita Nuestra
America , che oggi si contrappone sul piano economico, finanziario e culturale ai dettami degli imperialismi USA e UE e alle regole di strozzinaggio del FMI e della Banca Mondiale.
Quando arriverà il momento in cui la cosiddetta politica italiana finirà di guardare solo alle compatibilità con il profitto di impresa e comincerà finalmente a dare risposte ai
bisogni dei ceti popolari e dei lavoratori in termini di democrazia economica e politica?
Il Sig. Bersani farebbe bene a guardare ai processi del socialismo del e nel XXI secolo in corso in Venezuela, Bolivia, Cuba e in tanti altri paesi latino-americani, senza
ricadere nell’antico vizio della sinistra eurocentrica e neo-colonialista. Bersani deve rassegnarsi al fatto che oggi il cuore progressista del mondo batte in America Latina e non in Europa
dove, al
contrario, prevalgono le forze conservatrici e reazionarie agevolate dalla totale subalternità dei partiti come il PD.
7 luglio 2010
La Retedei Comunisti
La redazione di Nuestra America
Comunista...chi???
22/06/10
Il 28 giugno, al Museo Galata, si terrà un convegno dal titolo “Appunti per una storia dei comunisti genovesi, 1945-1990”: tra i vari relatori colui al quale saranno affidate le conclusioni sarà Massimo D'ALEMA.
Lo stesso D'Alema che ha contribuito ad affossare la sinistra, in principal modo quella comunista, in questo Paese.
Lo stesso D'Alema a favore del Sì all'accordo-capestro di Pomigliano.
Lo stesso D'Alema che, a proposito del diktat padronale di FIAT, afferma: "Siamo di fronte a un accordo per salvare una realtà produttiva che altrimenti potrebbe essere compromessa: credo che ci sia una priorità che è la difesa del lavoro", accordo per il quale, sebbene “contenga alcuni punti discutibili che non possono diventare principi di carattere generale”, grazie alla benevolenza padronale (quale, se è mai esistita???) D’Alema spera “che poi anche la Fiat voglia correggerlo nell'attuazione pratica” (che comunista di razza!!!).
Lo stesso D’Alema che osa attaccare l’unico sindacato ancora degno di questo nome, per il quale si dice convinto “che sarebbe stato più ragionevole evitare di isolarsi da parte della Fiom. Comunque adesso decidono i lavoratori e quella decisione varrà per tutti” (sic! Tratto da Repubblica on line di oggi).
Lo stesso D’Alema, insomma, asservito ancora una volta ai padroni.
Ebbene, questo D’Alema dovrebbe avere la dignità di evitare un convegno sui comunisti genovesi per non infangare la memoria di una città, medaglia d’oro della Resistenza, che cinquant’anni fa ha cacciato dal governo i fascisti, servi dei padroni di allora.
Purtroppo nutriamo dubbi sull’avvedutezza di tale personaggi politici “evergreen” e ci rassegniamo ad avere in questa città il “compagno” Massimo che parlerà di ciò che ha rinnegato da lungo tempo...
sic transit gloria mundi!
Il "compagno" D'Alema...
OGGI A POMIGLIANO, DOMANI AD OGNI ITALIANO
Se passa l'accordo capestro di Pomigliano a rimetterci non saranno solo i nuovi schiavi della Panda ma tutti i lavoratori italiani, perchè è chiaro che nel più breve lasso di tempo possibile tutto il sistema industriale ripeterà la stessa operazione.
Nel merito si tratta di lavorare a ciclo continuo 24 ore su 24. Un ballo estenuante fatto di 350 operazioni ogni turno, di 72 secondi l'una, riducendo i tempi morti perchè tutti i pezzi sono più
vicini alla postazione, al lavoratore è consentito muovere solo il busto, con 3 pause di soli 10 minuti per turno. Una danza mortale a cui gli operai di Pomigliano dovrebbero affidarsi
rinunciando al diritto costituzionale dello sciopero (ai punti 14 e 15 del testo le rappresentanze sindacali dovrebbero sottoscrivere l'accettazione a non aprire contenziosi e addririttura
perderebbero i loro diritti se un iscritto dovesse aprire un conflitto, inoltre se il lavoratore non segue la norma di rinuncia dello sciopero si espone a sanzioni). Proviamo ad immaginare i
solerti sindacalisti gialli della Fim-Cisl e della Uiilm a lavorare a questa catena infernale...
La mossa della Fiat è strategica ed ha lo stesso sapore di quel fiume grigio senza soggettività che spense Torino con la" marcia dei quarantamila" nel 1980. Tutto quello che di catastrofico vi fu
nel mondo del lavoro -dal precariato senza diritti alle morti bianche- passò anche da lì, con l'unica differenza peggiorativa è che quella fu una manifestazione, mentre questo è un contratto.
Peraltro nel 1980 a pagare successivamente la loro "fedeltà" alla Fiat furono anche e proprio i capi e capetti della marcia, pagati con licenziamenti sonanti da Corso Marconi che, grazie
all'innovazione tecnologica, non aveva più bisogno di leccapiedi e cani da guardia.
Un contratto che viene proposto dal "nuovo" padrone Marchionne, oggi applaudito da Berlusconi, ma talmente ancora amato a sinistra che anche oggi si sprecano per lui le olà dei suoi estimatori,
da Chiamparino, che affermna di "tifare per lui" a Fassino secondo cui "senza Marchionne non esisterebbe la Fiat ", fino a Pintor (sì il Manifesto !!!) che dice che "Marchionne non è cattivo, ma
se è costretto a compiere certi passi la colpa non è sua, è schiavo di una situazione impostagli dal capitalismo" -Corriere della Sera a pag 6-, per non dimenticare Bertinotti che diceva "mi
piace" e ne tesseva pubblicamente le lodi.
Ebbene sarà utile di nuovo ricordare che, a quei livelli, non ci sono "padroni buoni", non parliamo del fruttivendolo col suo garzone.. Così come dovremmo finalmente dire che in politica una vera
sinistra ed, ancor di più per i comunisti, non si dovranno più fare accordi (di nessun tipo) con questi signori della falsa sinistra.
Appoggiare fino in fondo la lotta dei lavoratori di Pomigliano - certo quelli che non vogliono ridursi a moderni schiavi- così come riconoscere il coraggio e la dignità della Fiom e del
sindacalismo di base, sono al centro dell'obiettivo possibile e ragionevole, visti i rapporti di forza anche mediatici in campo, CONTRASTARE IL REFERENDUM, per ricordare a "lor signori" che non
siamo tutti sulla stessa barca, perchè quando le cose vanno bene si dimenticano del popolo e quando le cose vanno male (per colpa loro) vogliono sempre coinvolgerci nelle restrizioni.
Questa è una battaglia stratetegica, questa è la BATTAGLIA. Trasformiamo tutte le giuste iniziative contro la legge bavaglio sulla stampa in una critica totale a questo iniquo e traballante sistema capitalistico che muove il suo ultimo "colpo di coda" lasciandoci senza scampo: o accetti di azzerare i tuoi diritti o si chiude. LIBERI, MAI SCHIAVI. NESSUN SACRIFICIO, NON COLLABORARE. LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI.
POMIGLIANO: CHI LASCIA SOLA LA FIOM ED IL SINDACALISMO DI BASE E' SERVO DEL PADRONE
Pomigliano: chi lascia sola la Fiom ed il sindacalismo di base è servo del padrone.
L'accordo tra la Fiat ed i sindacati "suoi amici" è un ritorno vero e proprio al lavoro feudale. Gli operai non saranno trattati come uomini e donne in carne ed ossa, ma come servi della gleba.
Farebbero bene a riflettere e a recitare un mea culpa quei soloni della sinistra moderata ed anche radicale,che fino a due anni fa plaudivano la venuta di Marchionne parlando di "borghesia
progressista" . Oggi la crisi e l'arroganza della Fiat ci ricordano che non esistono "padroni buoni". Ci sono invece i sindacati gialli che fanno gli interessi dei padroni.
Comunicato stampa in risposta all'articolo pubblicato da La Repubblica in data 31/05/10
Apprendiamo da un articolo, comparso sulla cronaca genovese de “La Repubblica”, della denuncia a carico del nostro segretario regionale e del nostro tesoriere regionale, della quale gli interessati, alla data odierna, non sono stati ancora avvisati a termini di legge, per appropriazione indebita dei fondi depositati nel conto della federazione Genovese del PDCI.
Fermi restando i passaggi legali che i diretti interessati, con l'appoggio di tutta la nostra organizzazione, stanno intraprendendo per avviare un'eventuale querela per calunnia e diffamazione,
ci preme ristabilire la verità su quanto accaduto.
In data 2 luglio 2009, il Comitato Federale del PDCI di Genova decideva con voto a maggioranza assoluta, sia dei presenti che degli aventi diritto, avendone facoltà in base all'art. 20 comma 4
dello statuto del partito, quanto segue (citiamo testualmente dal documento votato a maggioranza in quell'occasione):
“COMUNISTI-SINISTRA POPOLARE questa è la scelta che facciamo. La Federazione di Genova del PdCI assume da ora questa definizione politica ed organizzativa”.
A questo punto, le risorse finanziarie della Federazione Genovese del PDCI che, in base all'art. 28 comma 2 dello statuto del Partito, godeva di piena autonomia finanziaria, patrimoniale ed
amministrativa, seguivano il percorso deciso a maggioranza assoluta dalla Federazione stessa e venivano impiegati per la costituzione e l'avvio dell'attività di Comunisti – Sinistra Popolare.
Questi i fatti.
Non risponde al vero neppure l'affermazione, riportata nell'articolo, secondo la quale qualcuno avrebbe "ripetutamente provato a chiedere la restituzione" di quei fondi: nessuna richiesta
in tal senso è mai stata avanzata da nessuno. Ciò avrebbe presupposto la disponibilità alla discussione politica su quanto avvenuto, ma proprio questo è mancato. Ad un problema politico qualcuno
ha voluto rispondere con la chiusura, anche "fisica", nei nostri confronti, come testimonia il blitz notturno con sostituzione delle serrature della Federazione che ci costrinse a tenere la
conferenza stampa di costituzione nella via sottostante.
Ci lascia esterrefatti, però, il tono diffamatorio dell'articolo de “La Repubblica”, quotidiano della “sinistra al cachemire” che si distingue per il silenzio stampa imposto alle nostre
iniziative, dedicate ai ben più seri
problemi dei lavoratori, mentre si presta a dare voce con estrema leggerezza e superficialità a pettegolezzi da scoop di provincia. Allo stesso modo siamo stupiti del fatto che ci si possa
“dimenticare” della deontologia professionale, alla quale un operatore dell'informazione dovrebbe sempre attenersi. In effetti, non va a vantaggio dell'obbiettività dell'informazione il fatto di
pubblicare solamente la versione di una parte, senza neanche interpellare la parte avversa. Ci sembra che dal diritto di cronaca si sia passati all'appoggio acritico di
una tesi di parte, soprattutto quando si insinua il sospetto di un utilizzo personale e privato delle risorse (basterebbe fare visita alla nostra sede e verificare l'attività svolta da Comunisti
– Sinistra Popolare per
rendersi conto di quanto sia inconsistente questa tesi!).
Pertanto, nell'esprimere piena fiducia nell'onestà dei due nostri dirigenti accusati e ribadendo loro la sincera solidarietà di tutta la nostra organizzazione, chiediamo al quotidiano “La
Repubblica” la pubblicazione, per diritto di replica, di questa nostra rettifica con pari dignità all'articolo in questione.
Genova, 31 maggio 2010
COMUNISTI – SINISTRA POPOLARE - LIGURIA
Lavoro e privatizzazioni cattiva sorte per il popolo
Questo è un Paese di merda
14/05/2010
Che Paese di merda questo, nel quale una donna, una madre, una lavoratrice è costretta a rimetterci la pelle per protestare contro un sistema allucinante che nega i più elementari diritti del lavoratore, come il diritto a ricevere un giusto salario.
È morta Mariarca Terracciano, 45 anni, che, come gesto di estrema protesta per il fatto di non ricevere stipendio dalla ASl di Napoli, si è tolta 150 millilitri di sangue al giorno.
Questa è una morte assurda, in un Paese vergognoso, in cui un vergognoso ormai ex-ministro riceve in regalo (senza nemmeno saperlo!) una casa da 900 milioni di euro, in cui un’intera classe politica borghese sfida il senso del pudore inciuciando quotidianamente per arraffare denari su denari.
È questo un Paese di ladri, di puttanieri, in cui il capo della Protezione Civile, diretta emanazione di un Presidente del Consiglio indecoroso, ingrassa sulle disgrazie del Popolo che dovrebbe proteggere, spendendo in puttane e svaghi i soldi della collettività, trescando con imprenditori indegni, padroni-corruttori per esclusivo interesse personale (altro che classe dirigente di una nazione).
Questo, appunto, è un Paese di merda.
I comunisti gridano la loro rabbia e salutano a pugno chiuso una lavoratrice, Mariarca Terracciano, la cui protesta estrema, la cui incredibile dignità, dovrebbero essere d’esempio agli uomini meschini, ladri e puttanieri che ci governano.
Mariarca Terracciano, lavoratrice
Comunicato del KKE
Le grandi manifestazioni del PAME
e le dinamiche della provocazione
Comunicato Stampa del Partito Comunista di Grecia (KKE)
6 maggio 2010
Traduzione a cura di L'Ernesto online
I grandi concentramenti e le marce del Fronte Militante di Tutti i Lavoratori (PAME) insieme allUnione Militante di Tutti i Contadini (PASY) e allUnione Greca Antimonopolista degli Autonomi e dei Piccoli Commercianti (PASEVE), con il Fronte Militante degli Studenti (MAS), con organizzazioni delle donne e altre organizzazioni di massa hanno scosso Atene, Salonicco, il Pireo e tutte le città della Grecia e hanno spaventato i meccanismi del sistema e tutti i difensori dellattacco feroce della plutocrazia contro il popolo. Si sono spaventati e per questo hanno utilizzato i meccanismi della provocazione allo scopo di frenare la controffensiva popolare.
Il rogo della succursale della banca in via Stadiu con tre morti, come pure di altri edifici nel centro di Atene, è un crimine escogitato per intimidire il popolo, calunniare la lotta per sconfiggere le misure brutali e la politica antipopolare. Queste azioni sono utili a coloro che cercano di sottomettere il popolo con menzogne e calunnie.
Il KKE denuncia al popolo greco che il piano provocatore è entrato in azione quando i manifestanti del PAME sono arrivati di fronte al parlamento. Gruppi di provocatori hanno impugnato bandiere del PAME e hanno cercato con slogan e varie azioni di coinvolgere i manifestanti in disordini, allo scopo di gettare discredito sul KKE e il PAME. Lintervento dei lavoratori che proteggevano la manifestazione è stato immediato. I provocatori sono stati disarmati e isolati e condannati dalla decisa reazione dei manifestanti.
Poco dopo, la calunnia scagliata dal presidente del LAOS (il partito dellestrema destra, ndt) in parlamento contro il KKE, con linsinuazione che il KKE avrebbe invitato i militanti a dare lassalto e a bruciare il parlamento, ha messo in evidenza lesistenza di un piano preordinato. La stessa calunnia è stata ripresa dai canali televisivi e radiofonici di proprietà del grande capitale.
I grandi concentramenti e manifestazioni del PAME hanno dimostrato che il movimento popolare organizzato e protetto può esprimere e trasformare lindignazione del popolo in forza politica di classe e sconfiggere ogni provocazione e piano di intimidazione della gente. Il KKE invita tutto il popolo a dare una risposta ancora più incisiva al governo e ai suoi alleati, ai meccanismi di repressione, di provocazione e di calunnia del movimento attraverso la sua lotta. Il KKE esprime le sue condoglianze per la morte dei tre impiegati.
Tutti alle manifestazioni del PAME per fermare le misure barbare del governo, le provocazioni e la calunnia.
Ufficio Stampa del Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia (KKE)
Atene, 6 maggio 2010
Intervento del Compagno Delogu al Comitato Politico Nazionale di CSP
10 maggio 2010
COMPAGNE E COMPAGNI, buon giorno e buon lavoro a tutti!
Il mio intervento, a nome della Federazione di Genova e del Comitato Regionale della Liguria, attraverso l'illustrazione di quanto intrapreso nella nostra regione e all'esperienza derivante, intende apportare un modesto contributo alla comune elaborazione per una ricostruzione del Partito Comunista e della prospettiva rivoluzionaria in Italia.
Iniziammo il cammino che ci ha portati qui, oggi, nel pieno della campagna elettorale per le politiche del 2008 ,quando critici verso la sciagurata scelta dell’Arcolbaleno dopo l’infausta esperienza del governo Prodi ,costituimmo una associazione dal nome profetico la inaugurammo con la presentazione del libro di Marco “ Perché ancora comunista” e fu un successo una 50 di compagni presenti ,tenete conto che l’organizzammo quasi in clandestinità e avendo contro il partito.
Dopodichè arrivammo al 2 luglio 2009 dove il CF della Federazione di Genova del PdCI decideva a maggioranza dei presenti e degli aventi diritto, con soli 3 astenuti e 1 voto contrario, di abbandonare il partito e ricostituirsi nell'alveo del progetto di Comunisti-Sinistra Popolare.
Alla base della decisione stava una profonda riflessione, che prendeva atto del definitivo abbandono, da parte dei due maggiori partiti sedicenti “comunisti”, delle posizioni di rappresentanza di classe, di un loro appiattimento, sempre più collaborazionista, sulle posizioni del centro-sinistra e dei suoi governi, ormai indistinguibili, nella loro prassi antiproletaria, da quelli di centro-destra, di una loro ormai irreversibile trasformazione in comitati elettorali di autoreferenziali notabili di turno, perfettamente integrati nel ceto politico.
I tempi sono stati dettati dall'esigenza di anticipare i previsti procedimenti di espulsione di alcuni compagni del gruppo dirigente e il conseguente commissariamento della Federazione. Su questo li abbiamo battuti e spiazzati!
Tempestività e correttezza procedurale ci hanno consentito di non restare a mani vuote, portando con noi, a pieno diritto e nel rispetto sia dello Statuto, che dei Codici Civile e Penale, le risorse finanziarie, indispensabili per iniziare la costruzione della nostra nuova organizzazione.
Ci siamo dotati di una nuova sede, 150 mq. open space, con una terrazza di 70 mq. - consentiteci l'orgoglio -, attrezzandola in modo da poter accogliere compagni, simpatizzanti e cittadini in modo degno per iniziative politiche e conviviali, trasformandola, in ultima istanza, in una fonte di autofinanziamento attraverso feste, pranzi, cene, affittandola anche a circoli culturali e organizzazioni a noi vicine.
La struttura organizzativa interna che stiamo sperimentando sembra dare discreti risultati, anche se sono ancora lontani da quello che vorremmo che fossero.
Alle consuete segreterie con compiti esecutivi, regionale e provinciale, è stato preposto un Ufficio Politico (al solo livello regionale, per il momento), composto dai quadri con maggiore anzianità, capacità ed esperienza, membri anche della segreteria regionale, affinché, alleggeriti dalle incombenze operative, possano contribuire in modo più efficace ad elaborare tattica e strategia politiche. Ciò ha consentito anche di meglio distribuire responsabilità pratiche, ma comunque dirigenti, ad un maggior numero di compagni, consentendone una “formazione sul campo”.
Per quanto riguarda il tesseramento, abbiamo voluto reintrodurre in via sperimentale – ma crediamo ormai lo si debba fare in via definitiva e permanente -, le modalità di adesione che erano vigenti nel PCI ancora sano. L'ammissione di chi ne fa richiesta è sottoposta comunque ad approvazione degli organismi dirigenti, con periodo di candidatura variabile a seconda dell'impegno e della preparazione del compagno (elemento oggettivo), nonché del grado di fiducia di cui gode negli organismi dirigenti (elemento soggettivo di valutazione), oppure per comprovata conoscenza da parte dei compagni che ne raccomandano l'ammissione.
Si è anche stabilito che la quota tessera debba essere versata in percentuale del reddito, su base progressiva, a partire dall'1%. Il versamento di una quota fissa non è consentito ai quadri dirigenti, ma solo a militanti e semplici iscritti in casi di comprovate difficoltà economiche.
L'esigenza di autofinanziarci e quella di allargare il serbatoio dei consensi alla nostra organizzazione tra le masse, sfiduciate e sospettose, se non addirittura ostili, nei confronti di quanto si connota come “partito”, come “sinistra”, anche come “comunista”, ci ha fatto ritenere che fosse necessario costituire un'associazione come strumento di azione pratica tra la popolazione, mediante attività a carattere solidaristico, sociale, culturale e ricreativo, consentendo, da un lato, la veicolazione dei contenuti politico-culturali che vogliamo diffondere, dall'altro, la possibilità di accesso a contributi pubblici e a fonti di finanziamento che sarebbero precluse ad un'organizzazione dichiaratamente politica.
Quanto detto fino a qui non è solo il tentativo di sopravvivere, ma risponde ad una nostra precisa concezione del partito, della sua forma, della sua prassi politica nella fase che stiamo attraversando.
Preso atto del tramonto dei partiti di massa come li abbiamo conosciuti soprattutto nel secondo dopoguerra e della sfiducia generale che circonda quanto, anche lontanamente, richiami quelle forme, riteniamo che il partito rivoluzionario, il Partito Comunista, non possa oggi ricostituirsi e strutturarsi se non come partito di quadri militanti, profondamente motivati,ideologicamente preparati , con una disciplina di partito che rispetti i ruoli,valorizzando le discussioni ma rispettando fedelmente alla fine le decisioni prese.
Crediamo che solo in parte gli strumenti organizzativi (strutture organizzative e modalità del tesseramento) possano adempiere a questo arduo compito.
In effetti, la volontaria accettazione della disciplina centralistica che il partito richiede non può che derivare dalla comprensione e condivisione degli ideali e delle finalità che questi pongono. Ciò implica che grande attenzione si debba dedicare alla formazione dei quadri, lato sul quale siamo fortemente carenti.
Facendo attenzione che i quadri militanti non diventino una saccente élite di predicatori messianici, avulsa dalla realtà e staccata dalle masse.
Riteniamo che oggi questo legame debba realizzarsi attraverso la costituzione di associazioni, operanti nella società civile, che avvicinino le persone al partito ed ai suoi obbiettivi ed ideali e quindi funzionino da serbatoio-quadri per lo sviluppo del partito stesso, associazioni che lavorino concretamente per un miglioramento delle condizioni quotidiane di vita dei proletari, fornendo servizi in tal senso, creando nel contempo occasioni di autofinanziamento per il partito e, soprattutto, diffondendone valori, obbiettivi, politiche. Associazioni in cui i comunisti devono esercitare pienamente un ruolo egemone e di controllo. Anche a questo proposito emerge la forte esigenza di provvedere rapidamente alla soluzione della questione della formazione quadri.
Per le stesse ragioni, riteniamo fondamentale la questione della presenza comunista nelle organizzazioni sindacali, riteniamo che sia doveroso affrontare questo problema;la presenza dei nostri compagni nelle OO.SS con quale linea ? Anche i sindacati sono un terreno fondamentale per la coniugazione tra rivendicazioni che migliorino la situazione contingente dei lavoratori e lotta rivoluzionaria per la trasformazione della società nel suo complesso; riteniamo compito imprescindibile dei comunisti oggi avviare una incisiva campagna per orientare tutti i sindacati verso la ripresa del conflitto sociale, di una stagione di consistenti rivendicazioni salariali, di riaffermazione dei diritti del lavoro, di tutela della salute dei lavoratori, , con la consapevolezza che ognuna di queste direttrici di lotta crea incompatibilità di sistema, cioè contribuisce ad aprire contraddizioni insanabili per il capitalismo globale.
Le vicende della Grecia hanno messo a nudo la centralità di queste questioni, palesando l'incompatibilità tra le insostenibili politiche restrittive, liberiste e monetariste, del FMI e della BCE e le esigenze di miglioramento delle condizioni di vita dei ceti più deboli della società, confermando ancora una volta quell'insanabile contraddizione tra lavoro e capitale, tra salari e profitti, che a taluni pareva scomparsa negli anni d'oro del welfare socialdemocratico,
Questa contraddizione esige che i sindacati si attrezzino a contrastare la nuova offensiva del capitale in modo coordinato a livello internazionale, individuando forme di lotta concordate che simultaneamente colpiscano in modo efficace l'avversario di classe. Analogamente, sul piano politico, è opportuno che i Partiti Comunisti diano vita a nuove forme di organizzazione internazionalista, che siano un momento di ricomposizione del movimento e di un suo effettivo coordinamento operativo, tattico e strategico, non un inefficace rituale celebrativo-liturgico.
Insomma bisogna lavorare per una ripresa della lotta di classe che coinvolga soprattutto i nuovi sfruttati precari, extracomunitari etc.
In tal senso crediamo meriti attenzione la proposta, avanzata da Chavez, di dare vita ad una V Internazionale, che raggruppi, con precisi vincoli organizzativi, i partiti che fanno riferimento al marxismo-leninismo e al socialismo.
Questo rapporto, su cui dobbiamo riflettere, tra partito-avanguardia e masse potrebbe implicare anche un diverso approccio contro i limiti posti dall'ambito democratico-parlamentare. Considerata la tendenza, imposta dalle truffaldine leggi elettorali, alla formazione di coalizioni, potrebbe configurarsi l'esigenza di dare vita a un blocco elettorale, con un chiaro connotato sociale e di classe, con un altrettanto chiaro carattere di alternatività ai due poli dominanti, antimperialista a 360°, con un programma effettivamente nazional-popolare nel senso gramsciano del termine?
Non certo un nuovo Arcobaleno, ma un Fronte Democratico Popolare, che veda i comunisti come promotori , con programmi e parole d'ordine chiare e semplici, capace di aggregare strati più ampi di quelli che potremmo coagulare da soli. Deve essere chiaro che la discrimante sta nell’alleanza con il Centro Sinistra non ripetiamo più l’errore di parlare di programmi.
NOI SIAMO ALTERNATIVI AL CENTRO SINISTRA!!!!
Si tratta di riflessioni che dovranno essere sviluppate e approfondite dal nostro prossimo congresso fondativo, sorrette da una rigorosa analisi.
I disastri subiti, anche se noi, oggi qui riuniti, li avevamo a suo tempo previsti, hanno comunque lasciato un segno profondo. Le forze sono ancora esigue, molti nostri compagni hanno abbandonato la militanza, molti stanno semplicemente a guardare, alcuni altri ci danno per estinti.
Ma i comunisti ci sono ancora, ci saranno sempre finché esisterà uno sfruttato.
Sta a noi risvegliare queste coscienze, a noi costruire un nuovo Partito Comunista.
Sono certo che ce la faremo, compagni!
VIVA IL MARXISMO-LENINISMO!
VIVA IL PARTITO COMUNISTA!
VIVA LA RIVOLUZIONE!
ROBERTO DELOGU
Coordinatore Regionale Liguria Comunisti-Sinistra Popolare
Roma 8 maggio 2010
PEOPLE OF EUROPE RISE UP!
07/05/2010
GRECIA; STRISCIONE COLOSSEO RIVENDICATO DA COMUNISTI-SINISTRA POPOLARE
Oggi un gruppo di militanti di Comunisti-Sinistra Popolare ha condotto con successo un'azione dimostrativa in solidarietà alla lotta del popolo greco. Alle ore 16 circa dalle arcate del Colosseo
sono state esposte bandiere rosse ed accesi fumogeni, come giorni fa i militanti del KKE avevano fatto ad Atene al Partenone. Peoples of Europe rise up! lo stesso slogan utilizzato dal Partito
Comunista Greco sul nostro striscione per testimoniare la volontà di incominciare un percorso comune che unisca i popoli europei in una sola lotta, contro un nemico comune. Ciò che sta accadendo
oggi in Grecia è quanto avverrà un domani, non sappiamo quanto vicino, nel nostro Paese. La crisi economica, tuttaltro che terminata, politiche che tendono a socializzare le perdite, lasciando
immutata la condizione dei veri responsabili della crisi. È necessario prendere coscienza di questa situazione, oggi in Grecia, domani in Italia, questo sembra l'indirizzo del sistema, con i
lavoratori sempre a pagare le colpe di governi corrotti, potenti di turno, vecchi e nuovi padroni.
Raccogliendo l'appello del KKE invitiamo tutti i lavoratori, gli studenti e tutti coloro che stanno ingiustamente pagando questa crisi a unirsi in una lotta comune. Perché la crisi la paghino i
padroni, non chi lavora!
GRECIA; RIZZO (CSP): CON IL POPOLO GRECO, POPOLI D'EUROPA SOLLEVATEVI
Rivendico a nome di Comunisti-Sinistra Popolare l'azione di oggi al Colosseo, in cui una gruppo di nostri militanti ha esposto uno striscione e delle bandiere rosse in solidarietà con il popolo
greco . Questa la dichiarazione di Marco Rizzo (Comunisti Sinistra Popolare): "ciò che sta avvenendo in Grecia, gli effetti della crisi che vengono fatti pagare ai lavoratori e alle fasce sociali
più deboli, potrebbe accadere ben presto anche da noi, in maniera maggiore a quanto già accaduto in questi anni. È necessario prendere coscienza di questa situazione, oggi in Grecia, domani in
Italia, questo sembra l'indirizzo del sistema, con i lavoratori sempre a pagare le colpe di governi corrotti, potenti di turno, vecchi e nuovi padroni. Come ha chiesto il partito comunista greco
(KKE) è ora che i popoli dEuropa facciano sentire la loro voce; la contrappongano con forza agli interessi della speculazione, alle politiche dei governi di centrodestra e di centrosinistra che
salvano sempre i grandi poteri economici e finanziari e fanno pagare i più deboli."
Il nemico di sempre
02/05/10
Cari compagni, il nemico è quello di sempre, il capitalista.
Il capitalista che, in queste ore, specula sulla bancarotta di un'intera nazione, la Grecia, e che si prepara a scatenare una nuova ondata ultraliberista nell'Europa sudorientale. Alla Grecia sarà accordato un prestito internazionale e, in cambio, la Comunità Europea - congrega di padroni - vorrà il sangue di milioni di lavoratori, poveracci, operai e impiegati pubblici. Già si annuncia in Grecia il “tempo del dolore” con pesanti tagli alla spesa pubblica e il congelamento degli stipendi.
È la storia di sempre, quella che racconta di un capitalismo in piena mutazione che, al solito, fa ricadere il peso delle sue contraddizioni sulle spalle dei più deboli.
E i ricchi? Be’, quelli non piangono mai. In Grecia si annunciano proteste di piazza contro la “classe dei ricchi”, quella degli evasori, vera e propria rovina sociale di ogni paese dell’Europa meridionale.
In un mondo di pochi ricchi sempre più ricchi e di moltissimi poveri sempre più disperati, la borghesia stracciona di un paese come il nostro, ad esempio, è quella dell’evasione fiscale generalizzata, quella dei “distinti” professionisti (dentisti, avvocati, notai), manager, grandi e medi industriali (quelli che non si suicidano per i propri fallimenti, ma piangono ogni centesimo che verrà loro riconosciuto da uno stato complice) e, soprattutto, grandi speculatori della finanza, cancro di questo momento storico.
Questa è l’era della diffusione globale delle sofferenze, delle povertà, delle schiavitù; è l’era della concentrazione assoluta delle ricchezze, scippate dai pochi alla quasi totalità degli uomini.
Questa è l’era in cui il massimo esponente del peggior sistema di potere della storia dell’uomo, il Vaticano, esalta spudoratamente l’economia di mercato come principio di civiltà e carità, giustificandola come fondamento di ogni relazione umana.
L’alleanza clerical-liberista sancita nell’ultima enciclica papale, Caritas in veritate, sta finendo di avvelenare l’Europa, nel tramonto epocale dei diritti del lavoro. Tocca alla Grecia poi sarà la volta della Spagna, quindi il Portogallo e, infine, chissà, l’Italia. Le agenzie di rating internazionale – altro covo della nuova borghesia capitalistica mondiale – mettono sotto scacco le economie di intere nazioni, declassandole e gettandole nel caos, nel gorgo della sfiducia dei mercati mondiali, allo scopo di terrorizzarle e di costringerle ad adottare standard economici ultraliberisti, sempre orientati al taglio dei servizi, degli stipendi, alla crescita delle privatizzazioni e all’indebolimento del controllo statale delle grandi multinazionali private.
Tutto questo, come accennato, avviene sotto lo sguardo benevolo ed ipocrita di uno dei peggiori pontefici della storia millenaria della chiesa cattolica.
È ora, compagni, di tornare a parlare di lotta di classe, di tornare ad affrontare i nemici di sempre in piena solidarietà con i lavoratori greci, di scendere in piazza a difendere i nostri diritti di lavoratori e cittadini.
Adesso è ora, perché all’orizzonte si intravedono già avanzare in tutta Europa le avanguardie di una nuova offensiva razzista e fascista.
Cap. Mendez
AI PARTIGIANI NON SAREBBE PIACIUTA L'ITALIA DI OGGI.
21 aprile
AI PARTIGIANI NON SAREBBE PIACIUTA L'ITALIA DI OGGI. Non sono morti, non si sono sacrificati per vedere una nazione piegata e piagata dal "dio denaro". Oggi conta solo "fare i soldi" e non importa tanto il modo con cui si fanno. Non solo i rapporti economici, politici e sociali sono informati dalla strapotenza del denaro, anche i rapporti individuali sottostanno a questa miserrima logica. Essere antifascisti oggi significa prima di tutto esser anticapitalisti. Questa Italia è pessima. Pessima con Berlusconi e con una opposizione finta che non diventerà mai alternativa.
Il 25 Aprile è una grande data, ma solo se viene riportata a quei valori che furono alla base del sacrificio dei martiri della libertà. Come è potuto accadere il "disastro" di idee e valori in
cui viviamo oggi?
Serve una lunga riflessione che nel tempo faremo. A tal fine alcune suggestioni di un grande comunista, Pietro Secchia (troppo spesso dimenticato) ci possono esser utili: "..nessun dirigente
politico o militare della Resistenza avanzò neppure l'ipotesi di tentare, dopo la fine della guerra, un movimento insurrezionale... che, in quelle condizioni, data la superiorità schiacciante
delle forze anglo-americane e la disposizione dei ceti e degli schieramenti politici del Paese, avrebbe significato battere la testa contro il muro... Il vero problema era un altro e precisamente
se la vittoria della Resistenza doveva significare la rottura del vecchio ordine.. si trattava cioè di restaurare il vecchio stato liberale prefascista oppure di dare vita ad un regime veramente
democratico? ... Noi siamo stati dell'opinione che, sin dagli anni 1946-48, determinate posizioni non furono conquistate come avrebbero dovuto essere ed altre conquistate vennero abbandonate
senza la necessaria lotta....In estrema sintesi: dal non far nulla al fare l'insurrezione ci corre!".. e siamo arrivati così ai giorni nostri...
Fanno schifo
16/04/2010
Fanno schifo questi sindaci leghisti/razzisti/nazisti del settentrione "evoluto", "motore economico del Paese" (motore economico ma, in questi casi, vergogna morale).
Pretendono dai poveracci la piena, massima e inderogabile obbedienza fiscale, altrimenti via la mensa scolastica, via gli scuolabus nell'assoluta indifferenza di istituzioni da "apartheid" e senza il benché minimo scrupolo verso bambini esclusi, messi alla gogna davanti ai loro compagni. E i bambini sono le vittime sacrificali in un gioco sporchis-simo, naturalmente indifesi per l'età ancora giovane, in cui non comprendono il problema perché pensano che sia "normale" andare a mensa in una società degli adulti, nell'"evoluto" nord.
Invece a questi vergognosi uomini delle istituzioni locali non importa nulla: importante è mostrare i muscoli contro gli sfigati, siano essi extracomunitari oppure italiani poveri e impoveriti.
Si tratta della solita storia: forti con i deboli.
Vorremmo vederli, questi aguzzini in camicia verde, fare i "duri e puri" contro tutti quei loro concittadini bianchi che evadono bellamente le tasse da decenni: eppure non si sognano di levare a costoro i servizi essenziali pagati dalla collettività, non gli negano il diritto di accedere alla sanità pubblica o all'istruzione. Va bene rubare, a patto che a farlo siano i soliti ricchi.
Fanno schifo questi sindaci che stanno sviluppando scientemente una nuova "era fascista" in questo nostro Paese.
Per questo motivo invitiamo tutti gli Italiani democratici a festeggiare con ancora maggior convinzione questo 25 aprile. Contro ogni fascismo, contro ogni razzismo: RESISTENZA SEMPRE!
I comunisti, da sempre dalla parte dei più deboli.
Mamma, li barbari...
04/04/10
Il primo passo verso quella che un militante del Carroccio potrebbe chiamare “rivoluzione verde” è già stato compiuto dai neogovernatori leghisti, appena un giorno dopo la loro vittoria alle elezioni.
Sbaglierebbe grossolanamente chi vedesse nelle esternazioni antipillola abortiva (Ru486) un maldestro tentativo leghista di cercare il consenso e l’appoggio della chiesa e del suo braccio secolare, la CEI. Alla lega “celodurista” importa poco dei porporati sgherri di Sua Santità: i celtici figli di Bossi che, alle foci del Po, celebrano divinità pagane, danno alla religione l’importanza che effettivamente ha sempre avuto in quanto instrumentum regni, ma non intendono certamente imbalsamarsi entro dinamiche cattoliche, alle quali si genuflettono già i centristi di Casini, dell’API e gli inossidabili, eterni sconfitti del PD.
I governatori del Carroccio, invece, mettono abilmente alla prova la loro “formidabile macchina da guerra” e agiscono di concerto, facendo sentire la “voce del nord”. Va da sé, infatti, che le parole di Cota, alle quali hanno fatto eco immediatamente quelle del dirimpettaio Zaia, non hanno come principale obiettivo la pillola abortiva, ma la legge italiana in quanto tale. La loro è una prova di forza, un avvertimento e insieme una dimostrazione muscolare ad uso e consumo dei militanti padani: la Lega ha vinto le elezioni e subito batte un colpo.
Più che il banale e scontato accodarsi di monsignor Fisichella, preoccupa, infatti, la decisione dei leghisti di occupare il territorio non più solamente in senso geografico, ma anche istituzionale, creando le premesse per la più sventurata delle utopie possibili, la secessione.
A fronte di ciò, la sinistra italiana esce sconfitta. Ancora una volta.
Non ci interessa la dialettica ricercata di un Vendola che, se vince in Puglia, è ben lontano dal raccogliere consensi nazionali così vasti, nonostante la grancassa che il governatore trova in tanta stampa di sinistra, primo fra tutti Il Manifesto.
Ci preoccupa l’inesorabile calo della Federazione della Sinistra, che vede ridursi a poco più di una manciata il numero dei propri consiglieri regionali: il progetto nasce sbagliato e il fallimento annunciato sembra ormai inevitabile.
Da comunisti auspichiamo un momento di riflessione generale, una ripartenza che vada nella direzione di una nuova unità dei comunisti in Italia, con nuovi quadri dirigenti, nuove modalità associative che diano credibilità e forza ai nostri ideali.
I comunisti, in Italia, sono ancora moltissimi, si tratta solamente di aggregarli ancora in un nuovo organismo che rimpiazzi questi partiti immobili e cristallizzati – il loro ceto politico vecchio e senza orizzonti – ancorati ad un misero 3%.
Una volta riuniti questi comunisti sapranno portare sul territorio, tra la gente, quei valori che, adesso, risultano vuoti nomi: lavoro, sanità pubblica, scuola statale, eguaglianza sociale, redistribuzione economica.
Solo quei comunisti sapranno contendere il territorio alla lega e arrestarne l’avanzata.