IL PIANETA ROSSO
CUBA: L'abbiamo sempre saputo
22/12/2010
Alla faccia di tutte le anime pie delle "democrazie" occidentali, di destra e di sinistra, sempre pronte a scagliarsi contro Cuba: apprendiamo da un articoletto tratto da Il manifesto di oggi che Wikileaks ha finalmente fatto luce sulla natura dell'opposizione cubana a Castro e alla rivoluzione.
Jonhatan Ferrar, diplomatico Usa che cura le "relazioni" all'Avana", ha recentemente affermato che i dissidenti storici cubani sono "personalisti, senza radicamento sociale ed eccessivamente preoccupati ad ottenere soldi".
Ferrar (e wikileaks, santo subito!!!) basa le sue considerazioni su fonti degne di fiducia.
Ciò che più colpisce sono i commenti espressi dall'opposizione, chiamata in causa dalle parole di Ferrar: Palacios si lamenta che il 95% dei soldi inviati dagli USA a sostegno dell'opposizione non arriva nelle sue tasche (chi drena le risorse, quindi, se non gli stessi oppositori, magari seduti nelle loro limousine di Miami?); Gomez Manzano (Asamblea para promovir la sociedad civil) afferma "che siamo pochi non è un segreto ed è anche vero che siamo lontani dalla popolazione".
Non ci resta che accogliere con estrema soddisfazione l'esito del lavoro di Wikileaks e di suggerire agli oppositori di andare a cercare nelle tasche della bloguera Yaoni Sanchez un po' di quei soldi che gli americani sganciano nel tentativo di mettere in cattiva luce la rivoluzione cubana.
Tentativo vano, almeno stando a queste ultime rivelazioni.
Vince sempre il banco
07/10/10
Diciamoci la verità: in questo Paese quando la Destra perde, in realtà vince e vince per la palese insufficienza di ogni Idea alternativa messa in campo dal centrosinistra (d’ora in poi nel testo indicata come l’Altra Parte: per decenza, infatti, ci rifiutiamo qui di chiamare opposizione e, tantomeno, Sinistra).
Guardiamoci intorno, ogni discussione politica è incentrata sul duello Berlusconi-Fini, duello tutto interno alla destra, nella quale si scontrano un’anima piduista-popolar-demagogica e un’altra postfascista-liberista-padronale.
Il palcoscenico mediatico è esclusivamente per loro: l’Altra Parte disperatamente galleggia alla periferia dello scontro, meschinamente parteggiando per il “democratico” Fini, postfascista e manganellatore occulto a Genova 2001, sbavando all’ipotesi di un governo tecnico nel quale ridefinire le regole elettorali. In realtà il PD è basso nei sondaggi (nessun oohhhh di meraviglia, si capisce) e contrappone ostinatamente alla realtà virtuale della politica italiana una continua lotta intestina tra leader sempre in procinto di una crisi di nervi, in attesa del Giudizio Universal delle primarie.
Fino a qualche tempo fa – diciamocelo sinceramente – le primarie rappresentavano l’unico barlume di interesse per l’infima classe giornalistica di questo Paese: le risse da saloon del PD & Cespugli (IdV, SEL, RC) erano l’unico elemento di “riflessione” dato pasto agli spenti elettori di sinistra, ubriacati da un circo mediatico nel quale l’unica militanza si espleta sul divano, urlando in faccia ai Ghedini di turno seduti nel salotto di Santoro o Floris.
Oggi, paradossalmente e comicamente, l’Altra Parte è orfana anche di questo: perde ogni “primato della rissa” e lascia il campo a "star" ben più ricercate, quali i finiani e quel che resta del PDL (oltre agli sbraitanti leghisti).
Quel che è peggio è che PD & Cespugli sembrano messi proprio male anche – meglio dire, ancora una volta – sul piano delle idee. È di ieri l’ultima uscita: Goffredo Bettini ha lanciato dalle pagine del Riformista l’idea di un Montezemolo premier. Secondo l’ineffabile rappresentante del PD, “homo veltronianus” (ed è tutto dire), il Montezemolo sarebbe la persona giusta per “ristabilire l’equilibrio, il funzionamento e il rinnovamento delle istituzioni democratiche” e, quindi, per battere Berlusconi.
L’ipotesi, benché agli orecchi di una persona minimamente di sinistra possa apparire sacrilega, non è del tutto peregrina proprio perché avrebbe l’avvallo di pezzi da novanta del PD, quali Veltroni e Letta.
Insomma, siamo ridotti proprio male: per vincere la Destra quale trovata escogita l’Altra Parte? Far vincere la Destra, con Montezemolo, appunto. A Genova si direbbe che è come tagliarsi il belino per far dispetto alla moglie, vox populi vox Dei, si sa.
In tale grottesco panorama tramonta definitivamente ogni Sinistra degna di questo nome: detto che non di Sinistra si dovrebbe parlare quando ci si riferisce al dipietrismo - ormai pratica politica quasi stucchevole nella sua ricerca dell’insulto più originale per il Cavaliere -, rimane da utilizzare il microscopio atomico per individuare il resto, brodaglia primordiale nel quale si decompongono gli ultimi dinosauri postcomunisti, Ferrero e Diliberto (chi era costui?). I loro pseudopartiti a parole attaccano le scelte liberiste del governo e denunciano il sostanziale appiattimento a tali politiche da parte del PD, ma nei fatti, localmente ad ogni livello, appoggiano le giunte del centrosinistra, con l’unico risultato di barattare qualche stretta poltrona con il disincanto dei propri elettori, sempre più ex.
Per decenza si tace sulla “promessa” Vendola, il cui programma politico sembra ancorato ad un movimentismo dal fiato corto, destinato a far confluire la sua “narrazione” (per utilizzare uno dei termini più usati dal buon Nichi) nell’ennesimo appoggio elettoral-istico al PD.
Ogni speranza è morta, quindi?
A giudicare dalle icone contemporanee della Sinistra, sì. Gli eroi virtuali, Santoro, Floris et similia sembrano scaldare soltanto gli animi dei telespettatori più che dei militanti e non spostano di un millimetro gli esiti elettorali (dovrebbe essere una dato ormai assodato). Non parliamo di un Fazio imbarazzante che, avendo l’altra sera dinnanzi Tony Blair, è sembrato più timido di un pupo alla sua prima interrogazione alle medie. Un giornalista-anchor man (o come diavolo possa definirsi uno come Fazio) avrebbe potuto mettere in imbarazzo l’insopportabile ex-premier inglese, magari punzecchiandolo sulle scelte di politica estera che hanno portato l’Inglese a far proprie le sporche bugie create ad hoc dai servi della banda Bush, provocando la morte di centinaia di migliaia di innocenti in Iraq. Invece il buon Fazio è riuscito a costruire un megaspot per Berlusconi, elogiato da Blair come un uomo di spirito, e ha sicuramente contribuito a far vendere al suddetto ex-premier britannico molte migliaia di copie del suo nuovo libro. Davvero un gran risultato.
Però siamo comunisti, quindi caparbiamente ottimisti, e la nostra speranza andiamo cercandola, ben al di là del tradimento che l’Altra Parte quotidianamente ci riserva. E allora ci par di trovarla, ancora una volta, nella lotta.
La nostra speranza sta nella classe lavoratrice, negli operai della FIOM che il 16 ottobre occuperanno Roma insieme a migliaia di altri lavoratori. La nostra speranza sta in migliaia di compagni che ancora stanno là fuori, per adesso senza un vero riferimento politico, ma in attesa che ritorni l’Idea, l’Idea della Coscienza comune, di classe, e che magari si reincarni in un solo, grande Partito Comunista. Un nuovo Partito Comunista che faccia dimenticare gli errori di una Sinistra monca e che si ponga definitivamente in opposizione alle politiche liberiste del governo e di una falsa opposizione che, onestamente, ha fatto il suo tempo.
Sic transit gloria mundi
22/06/10
Il 28 giugno, al Museo Galata, si terrà un convegno dal titolo “Appunti per una storia dei comunisti genovesi, 1945-1990”: tra i vari relatori colui al quale saranno affidate le conclusioni sarà Massimo D'ALEMA.
Lo stesso D'Alema che ha contribuito ad affossare la sinistra, in principal modo quella comunista, in questo Paese.
Lo stesso D'Alema a favore del Sì all'accordo-capestro di Pomigliano.
Lo stesso D'Alema che, a proposito del diktat padronale di FIAT, afferma: "Siamo di fronte a un accordo per salvare una realtà produttiva che altrimenti potrebbe essere compromessa: credo che ci sia una priorità che è la difesa del lavoro", accordo per il quale, sebbene “contenga alcuni punti discutibili che non possono diventare principi di carattere generale”, grazie alla benevolenza padronale (quale, se è mai esistita???) D’Alema spera “che poi anche la Fiat voglia correggerlo nell'attuazione pratica” (che comunista di razza!!!).
Lo stesso D’Alema che osa attaccare l’unico sindacato ancora degno di questo nome, per il quale si dice convinto “che sarebbe stato più ragionevole evitare di isolarsi da parte della Fiom. Comunque adesso decidono i lavoratori e quella decisione varrà per tutti” (sic! Tratto da Repubblica on line di oggi).
Lo stesso D’Alema, insomma, asservito ancora una volta ai padroni.
Ebbene, questo D’Alema dovrebbe avere la dignità di evitare un convegno sui comunisti genovesi per non infangare la memoria di una città, medaglia d’oro della Resistenza, che cinquant’anni fa ha cacciato dal governo i fascisti, servi dei padroni di allora.
Purtroppo nutriamo dubbi sull’avvedutezza di tale personaggi politici “evergreen” e ci rassegniamo ad avere in questa città il “compagno” Massimo che parlerà di ciò che ha rinnegato da lungo tempo...
sic transit gloria mundi!
Questo è un Paese di merda
14/05/2010
Che Paese di merda questo, nel quale una donna, una madre, una lavoratrice è costretta a rimetterci la pelle per protestare contro un sistema allucinante che nega i più elementari diritti del lavoratore, come il diritto a ricevere un giusto salario.
È morta Mariarca Terracciano, 45 anni, che, come gesto di estrema protesta per il fatto di non ricevere stipendio dalla ASl di Napoli, si è tolta 150 millilitri di sangue al giorno.
Questa è una morte assurda, in un Paese vergognoso, in cui un vergognoso ormai ex-ministro riceve in regalo (senza nemmeno saperlo!) una casa da 900 milioni di euro, in cui un’intera classe politica borghese sfida il senso del pudore inciuciando quotidianamente per arraffare denari su denari.
È questo un Paese di ladri, di puttanieri, in cui il capo della Protezione Civile, diretta emanazione di un Presidente del Consiglio indecoroso, ingrassa sulle disgrazie del Popolo che dovrebbe proteggere, spendendo in puttane e svaghi i soldi della collettività, trescando con imprenditori indegni, padroni-corruttori per esclusivo interesse personale (altro che classe dirigente di una nazione).
Questo, appunto, è un Paese di merda.
I comunisti gridano la loro rabbia e salutano a pugno chiuso una lavoratrice, Mariarca Terracciano, la cui protesta estrema, la cui incredibile dignità, dovrebbero essere d’esempio agli uomini meschini, ladri e puttanieri che ci governano.
Il nemico di sempre
02/05/10
Cari compagni, il nemico è quello di sempre, il capitalista.
Il capitalista che, in queste ore, specula sulla bancarotta di un'intera nazione, la Grecia, e che si prepara a scatenare una nuova ondata ultraliberista nell'Europa sudorientale. Alla Grecia sarà accordato un prestito internazionale e, in cambio, la Comunità Europea - congrega di padroni - vorrà il sangue di milioni di lavoratori, poveracci, operai e impiegati pubblici. Già si annuncia in Grecia il “tempo del dolore” con pesanti tagli alla spesa pubblica e il congelamento degli stipendi.
È la storia di sempre, quella che racconta di un capitalismo in piena mutazione che, al solito, fa ricadere il peso delle sue contraddizioni sulle spalle dei più deboli.
E i ricchi? Be’, quelli non piangono mai. In Grecia si annunciano proteste di piazza contro la “classe dei ricchi”, quella degli evasori, vera e propria rovina sociale di ogni paese dell’Europa meridionale.
In un mondo di pochi ricchi sempre più ricchi e di moltissimi poveri sempre più disperati, la borghesia stracciona di un paese come il nostro, ad esempio, è quella dell’evasione fiscale generalizzata, quella dei “distinti” professionisti (dentisti, avvocati, notai), manager, grandi e medi industriali (quelli che non si suicidano per i propri fallimenti, ma piangono ogni centesimo che verrà loro riconosciuto da uno stato complice) e, soprattutto, grandi speculatori della finanza, cancro di questo momento storico.
Questa è l’era della diffusione globale delle sofferenze, delle povertà, delle schiavitù; è l’era della concentrazione assoluta delle ricchezze, scippate dai pochi alla quasi totalità degli uomini.
Questa è l’era in cui il massimo esponente del peggior sistema di potere della storia dell’uomo, il Vaticano, esalta spudoratamente l’economia di mercato come principio di civiltà e carità, giustificandola come fondamento di ogni relazione umana.
L’alleanza clerical-liberista sancita nell’ultima enciclica papale, Caritas in veritate, sta finendo di avvelenare l’Europa, nel tramonto epocale dei diritti del lavoro. Tocca alla Grecia poi sarà la volta della Spagna, quindi il Portogallo e, infine, chissà, l’Italia. Le agenzie di rating internazionale – altro covo della nuova borghesia capitalistica mondiale – mettono sotto scacco le economie di intere nazioni, declassandole e gettandole nel caos, nel gorgo della sfiducia dei mercati mondiali, allo scopo di terrorizzarle e di costringerle ad adottare standard economici ultraliberisti, sempre orientati al taglio dei servizi, degli stipendi, alla crescita delle privatizzazioni e all’indebolimento del controllo statale delle grandi multinazionali private.
Tutto questo, come accennato, avviene sotto lo sguardo benevolo ed ipocrita di uno dei peggiori pontefici della storia millenaria della chiesa cattolica.
È ora, compagni, di tornare a parlare di lotta di classe, di tornare ad affrontare i nemici di sempre in piena solidarietà con i lavoratori greci, di scendere in piazza a difendere i nostri diritti di lavoratori e cittadini.
Adesso è ora, perché all’orizzonte si intravedono già avanzare in tutta Europa le avanguardie di una nuova offensiva razzista e fascista.
Cap. Mendez
Fanno schifo
16/04/2010
Fanno schifo questi sindaci leghisti/razzisti/nazisti del settentrione "evoluto", "motore economico del Paese" (motore economico ma, in questi casi, vergogna morale).
Pretendono dai poveracci la piena, massima e inderogabile obbedienza fiscale, altrimenti via la mensa scolastica, via gli scuolabus nell'assoluta indifferenza di istituzioni da "apartheid" e senza il benché minimo scrupolo verso bambini esclusi, messi alla gogna davanti ai loro compagni. E i bambini sono le vittime sacrificali in un gioco sporchis-simo, naturalmente indifesi per l'età ancora giovane, in cui non comprendono il problema perché pensano che sia "normale" andare a mensa in una società degli adulti, nell'"evoluto" nord.
Invece a questi vergognosi uomini delle istituzioni locali non importa nulla: importante è mostrare i muscoli contro gli sfigati, siano essi extracomunitari oppure italiani poveri e impoveriti.
Si tratta della solita storia: forti con i deboli.
Vorremmo vederli, questi aguzzini in camicia verde, fare i "duri e puri" contro tutti quei loro concittadini bianchi che evadono bellamente le tasse da decenni: eppure non si sognano di levare a costoro i servizi essenziali pagati dalla collettività, non gli negano il diritto di accedere alla sanità pubblica o all'istruzione. Va bene rubare, a patto che a farlo siano i soliti ricchi.
Fanno schifo questi sindaci che stanno sviluppando scientemente una nuova "era fascista" in questo nostro Paese.
Per questo motivo invitiamo tutti gli Italiani democratici a festeggiare con ancora maggior convinzione questo 25 aprile. Contro ogni fascismo, contro ogni razzismo: RESISTENZA SEMPRE!
I comunisti, da sempre dalla parte dei più deboli.
Mamma li barbari...
04/04/10
Il primo passo verso quella che un militante del Carroccio potrebbe chiamare “rivoluzione verde” è già stato compiuto dai neogovernatori leghisti, appena un giorno dopo la loro vittoria alle elezioni.
Sbaglierebbe grossolanamente chi vedesse nelle esternazioni antipillola abortiva (Ru486) un maldestro tentativo leghista di cercare il consenso e l’appoggio della chiesa e del suo braccio secolare, la CEI. Alla lega “celodurista” importa poco dei porporati sgherri di Sua Santità: i celtici figli di Bossi che, alle foci del Po, celebrano divinità pagane, danno alla religione l’importanza che effettivamente ha sempre avuto in quanto instrumentum regni, ma non intendono certamente imbalsamarsi entro dinamiche cattoliche, alle quali si genuflettono già i centristi di Casini, dell’API e gli inossidabili, eterni sconfitti del PD.
I governatori del Carroccio, invece, mettono abilmente alla prova la loro “formidabile macchina da guerra” e agiscono di concerto, facendo sentire la “voce del nord”. Va da sé, infatti, che le parole di Cota, alle quali hanno fatto eco immediatamente quelle del dirimpettaio Zaia, non hanno come principale obiettivo la pillola abortiva, ma la legge italiana in quanto tale. La loro è una prova di forza, un avvertimento e insieme una dimostrazione muscolare ad uso e consumo dei militanti padani: la Lega ha vinto le elezioni e subito batte un colpo.
Più che il banale e scontato accodarsi di monsignor Fisichella, preoccupa, infatti, la decisione dei leghisti di occupare il territorio non più solamente in senso geografico, ma anche istituzionale, creando le premesse per la più sventurata delle utopie possibili, la secessione.
A fronte di ciò, la sinistra italiana esce sconfitta. Ancora una volta.
Non ci interessa la dialettica ricercata di un Vendola che, se vince in Puglia, è ben lontano dal raccogliere consensi nazionali così vasti, nonostante la grancassa che il governatore trova in tanta stampa di sinistra, primo fra tutti Il Manifesto.
Ci preoccupa l’inesorabile calo della Federazione della Sinistra, che vede ridursi a poco più di una manciata il numero dei propri consiglieri regionali: il progetto nasce sbagliato e il fallimento annunciato sembra ormai inevitabile.
Da comunisti auspichiamo un momento di riflessione generale, una ripartenza che vada nella direzione di una nuova unità dei comunisti in Italia, con nuovi quadri dirigenti, nuove modalità associative che diano credibilità e forza ai nostri ideali.
I comunisti, in Italia, sono ancora moltissimi, si tratta solamente di aggregarli ancora in un nuovo organismo che rimpiazzi questi partiti immobili e cristallizzati – il loro ceto politico vecchio e senza orizzonti – ancorati ad un misero 3%.
Una volta riuniti questi comunisti sapranno portare sul territorio, tra la gente, quei valori che, adesso, risultano vuoti nomi: lavoro, sanità pubblica, scuola statale, eguaglianza sociale, redistribuzione economica.
Solo quei comunisti sapranno contendere il territorio alla lega e arrestarne l’avanzata.
Il disco rotto
21/12/09
Questa la notizia:
“Sono pronto ad allearmi anche con il diavolo, a questo punto”: così Paolo Ferrero, che in un’intervista a ‘Repubblica’ afferma: “Berlusconi minaccia la democrazia. Siamo al golpismo strisciante”.
Da segretario della Federazione della sinistra, oltre che di Rifondazione, lancio una proposta a chi ci sta. Un fronte comune per liberarci da Berlusconi, una coalizione di difesa della Costituzione“, afferma Ferrero. Compresi Casini e Di Pietro? “Tutte le forze disponibili. Casini ha già parlato, sostanzialmente, di un nuovo Cnl anti-Berlusconi. Sono d’accordo con lui”. La scelta del premier “è una questione che riguarderebbe i partiti che hanno firmato l’accordo di governo”.
Questo il nostro commento:
a) CNL a parte, Ferrero farebbe bene a dirci che differenza ci sarebbe, questa volta, rispetto all'ennesima coalizione antiberlusconi. Da 15 lunghissimi anni (!!!) gli esponenti della cosiddetta sinistra parlano di alleanza contro Berlusconi. Da 15 anni Berlusconi fa il bello e cattivo tempo in questo Paese. Da 15 anni la sinistra radicale è in continua perdita di consenso. Un disco rotto, appunto...
b) Apprendiamo con un olimpico distacco che la Federazione della sinistra non ha davvero più fantasia. Si presenta ad ogni appuntamento elettorale in difesa, camaleontica (l'Arcobaleno...chi era costui?), disperatamente avvinghiata a percentuali di elettori sempre più risicate, incapace di un programma nuovo, di nuove visioni del mondo, vigliacca e intimorita da ogni sfida. Adesso se la fa con l'UDC di "cuffariana" memoria. Si tratta di una sinistra ormai di nicchia, destinata a scomparire.
La vera alternativa a Berlusconi, ormai, è l'alternativa anche al PD e ad ogni inciucio simil elettorale: è necessaria un'analisi diversa della società, che conduca oltre la semplice strategia difensiva di questi decenni, asservita in definitiva agli stessi padroni che foraggiano la destra.
Ostalgia, ostalgia canaglia...
26/11/2009
Nella grammatica italiana “muro” è nome sovrabbondante: possiede infatti ben due plurali, “le mura” e “i muri”.
Sovrabbondante è anche l’uso che della parola si continua a fare in questi giorni di memoria storica, ricorrendo il ventennale della caduta del “muro” di Berlino.
Si è anche – un po’ retoricamente – parlato della caduta di un muro, ma della persistenza di altri muri, concreti e metaforici, che ancora angustiano l’umana esperienza. Ma si sa, la retorica è arte della persuasione e, effettivamente, la metafora, pur abusata, ci convince e trova davvero riscontro: si pensi ai muri di Palestina, a quelli spagnoli, sul confine tra Stati Uniti e Messico e all’interno di città come Padova.
E allora anche noi vogliamo dare un contribuito alla memoria e menzionare un articolo significativo, Sulle tracce sbiadite della Repubblica democratica tedesca, di Bernard Umbrecht, pubblicato sull’ultimo numero de Le monde diplomatique (novembre 2009).
Nell’articolo appare evidente una tesi scomoda, sicuramente invisa agli ipocriti governanti occidentali, secondo la quale, sostanzialmente, il 9 novembre dell’89 non ci fu alcuna riunificazione, semmai un’annessione.
La caduta della DDR – da noi nota come RDT – non significò affatto la fine di una dittatura castrante per il popolo tedesco, finalmente riunito, ma l’inizio di una vero e proprio annichilimento che il capitale, in nome del mercato, condusse sui resti del sistema socialista attraverso una vera e propria damnatio memoriae.
A prova della sua tesi Umbrecht riporta alcune testimonianze significative e autorevoli. Eccone alcune:
a) Elmar Faber era un conosciuto editor della più importante casa editrice della RDT, la Aufbau-Verlag (quella di Bertold Brecht e Thomas Mann, per intenderci); dopo la caduta, dovette curare il passaggio della casa editrice dal pubblico al privato. «Privatizzazione o scomparsa», scrive il giornalista, «era la sola alternativa per le società statali dopo la riunificazione».
Relativamente al passaggio nella nuova realtà tedesca, “libera e democratica”, Faber ricorda che «non era un’epoca poetica. I libri dei migliori autori della RDT, ma anche delle edizioni di Heinrich Mann, Lion Feuchtwanger, Arnold Zweig, Anna Seghers, tonnellate di libri, sono finite nelle discariche. Bisognava far posto sugli scaffali ai libri di cucina, ai libri di consigli di qualsiasi genere e alle guide turistiche». Potremmo chiosare: è il mercato, bellezza...
b) Edgar Most, economista, fu vicepresidente della banca di stato della RDT, quindi, dopo il 1989, entrò nella Deutsche Bank a Berlino. Ha scritto Cinquant’anni al servizio del capitale e precisa: «Nel periodo passato alla banca di stato ho portato avanti una politica monetaria e di credito con denaro appartenente allo stato. Alla base delle decisioni che dovevo prendere c’erano, nell’ordine, le seguenti questioni: in che modo possono servire lo stato, la società? Sono utili alle imprese, al lavoro? E solo in terzo luogo, come favoriscono la banca? Con il capitale privato c’è una totale inversione dei valori: la prima domanda è cosa può favorire la banca».
E aggiunge: «Tutto ciò che era stato creato nella RDT è stato messo da parte. L’amministrazione è stata rilevata dall’ovest e il personale inviato in loco non era certo di qualità. Nelle università i professori occidentali hanno ottenuto tutte le cattedre, l’Accademia delle scienze è stata sciolta. Tutte le competenze scientifiche dell’ex-RDT, che erano perfettamente in grado di competere con quelle dell’ovest, sono state gettate via. Non c’è stato alcun tentativo di rielaborare tutto questo».
Insomma, la riunificazione/annessione fu qualcosa di diverso, di più e di peggio di quello che la nauseante, eterna propaganda occidentale post-guerra fredda ha sempre descritto. Nella realtà delle cose il capitalismo occidentale fagocitava l’est, triturando e gettando al cesso una nazione, un popolo, una cultura che erano “altri” – e nella diversità sta anche la ricchezza – rispetto a quelli che abitavano l’opulenta Germania occidentale.
Sull’atteggiamento dei tedeschi dell’ovest, poi, pesa la testimonianza di Wergerdt, ex-ministro della DDR che si è riciclato imprenditore nella Germania riunificata. I connazionali occidentali, nelle sue parole, mostravano una spocchia simile a quella che dovevano esibire i colonialisti bianchi di fronte ai sudditi africani o indiani nel secolo scorso: «credevano che non sapessimo contare né mangiare con una forchetta e un coltello» e si mossero «con un atteggiamento sia da occupante, sia benevolo, ma infinitamente sbruffone e arrogante».
Si dice che ben più della metà dei tedeschi della ex-RDT sia affetta da “ostalgia”, dalla nostalgia per la vecchia patria.
Non ci stupisce.
COMUNISTI SINISTRA POPOLARE: Dalla relazione di Marco Rizzo (tratto da proletari@.it)
Perchè è successo? Dalla fine di questa sinistra una critica alla politica, per una nuova
fase di riscossa. Ritornare tra la gente,
ripartire dalle lotte. I Comunisti per una Sinistra Popolare.
Queste sono le domande ed i propositi da cui ripartire. Da tempo abbiamo svolto questi punti di riflessione con una critica della politica attuale. Il progetto di Comunisti Sinistra Popolare nasce appunto non come l’ennesimo partitino, ma invece con l’ambizione di rilanciare l’idea comunista in termini moderni e costituenti per tornare ad avere una sinistra riconosciuta da tutto il popolo.
Siamo coscienti delle difficoltà, ma proprio questa consapevolezza ci consente, a differenza di altri, di non avere fretta, di non essere “ingabbiati” dalle scadenze elettorali. Nel “toccare il fondo” la polverizzazione dei comunisti e della sinistra ha e avrà bisogno di un punto saldo di analisi e di progetto organizzativo. Comunisti Sinistra Popolare vuole contribuire a costruire la “massa critica” sufficiente per portare a termine questo progetto ambizioso per poi sciogliersi –assieme a tutti gli altri- nella costruzione di un soggetto politico unitario dei comunisti, condizione essenziale per tornare ad avere una vera sinistra al servizio dei lavoratori in questo Paese.
Questa è un’epoca di mutamenti complessi e profondi. Forse non c’è stato mai un altro periodo che abbia concentrato in così poco tempo un così alto tasso di mutamenti tecnologici, delle culture, della comunicazione e dello stesso “senso comune” della vita sociale. Il futuro appare meno prevedibile, e questo accade principalmente nei paesi e per i popoli più ricchi, quelli cioè con forti tradizioni e plausibili certezze: in sostanza nell’occidente industrializzato, ma in particolar modo l’Europa e di certo l’Italia.
La globalizzazione capitalistica è il frutto di decisioni economiche e politiche internazionali relative alla liberalizzazione dei mercati e agli investimenti transnazionali; in verità esiste da sempre come tentativo di concentrare sempre di più il comando del capitalismo, ma se nel passato più recente i processi produttivi avevano una base sostanzialmente nazionale, oggi la “produzione totale” è stata allocata a livello planetario, costruendo una nuova classe con una unica dimensione, quella internazionale. In Europa dopo l’89, questo è avvenuto con la delocalizzazione produttiva principalmente verso Est.
Di fronte al dispiegarsi delle contraddizioni economiche, sociali ed ambientali che emergono nel mondo, le politiche nazionali hanno evidenziato tutta la loro debolezza. Questi mutamenti hanno modificato profondamente le condizioni di classe, tanto più nell’Occidente, provocando cesure nette non solo nel confronto tra materialità e forma del lavoro, ma anche nella percezione dell’identità e della coscienza di classe stessa. Li vediamo tutti i ragazzi a “partita Iva” con la giacca e la cravatta, a pensar di esser nuovi imprenditori e a non vedere soluzione per il livello di sfruttamento senza diritti cui sono sottoposti.
E’ proprio dentro questo contesto che in Italia si è concretizzata la fine della sinistra in termini ideali e culturali prima, politici e di rappresentanza poi.
Da tempo ormai nel nostro Paese è l’economia che detta le regole e definisce il contesto a tutto e a tutti. In una società in cui trionfano solamente la competitività, la primitiva legge del mercato e l’esaltazione del vincente, non ci si può poi stupire se la destra trionfa.
Perchè i lavoratori e gli strati più deboli della popolazione non solo non votano più a sinistra ma tra loro hanno perso di credibilità le stesse opzioni anicapitaliste e comuniste?
Alla fine degli anni ‘60 gli operai arrabbiati nei confronti di una sinistra forte ma ancora “tiepida” verso di loro e nei confronti di un sindacato presente ma non sufficientemente battagliero, obbligarono entrambi a diventare decisamente più combattivi. Arrivò infatti la stagione dell’ “autunno caldo”e del “potere operaio”, che tante conquiste sociali e civili portò. Oggi invece tra la “nostra gente” l’amarezza è tale che interi settori di proletariato si sentono perduti e si aggrappano non a possibili soluzioni del loro profondo disagio, ma a disvalori e stili di vita che li “consolano” artificialmente: identità territoriale, sicurezza, individualismo e demonizzazione del diverso.
I ragazzi delle periferie incamerano subito questo concetto: chi perde è perduto, contano i soldi e conta solo farli, non importa in che modo, in alternativa eventualmente conta il sembrare forti e spietati; così si hanno delle nuove generazioni che si dividono tra il “rampantismo” per pochi ed il “bullismo” e la pratica del “branco” per molti.
Una violenza fine a sè stessa assume nelle periferie improbabili rituali nazifascisti, ma alla fine, tutti tornano col cellulare ultimo modello nelle loro case fatiscenti ai margini delle città, miseri appartamenti con tre televisori sempre accesi, nessun libro e soprattutto nessuna solidarietà e nessuna socialità.
Falsi miti di un “arianesimo straccione” che producono disvalori e arroganze, angosce e miseria. E’fortemente necessario “strappare” ai neofascisti le nuove generazioni delle periferie. Se è vero che questi gruppi non hanno leadership particolarmente forti, si potrebbero sempre configurare come “camicie brune” da spazzare via al momento giusto, per farne prendere in eredità i manipoli a qualche potere forte. A nessuno deve essere consentito di consumare una nuova generazione nella vecchia pratica degli “opposti estremismi” invece che nella lotta al capitale!
I ragazzi che fanno la celtica sui muri o salutano col braccio teso hanno spesso le facce dei nuovi proletari, certo si sentono ribelli, altrettanto certamente sbagliano i bersagli. Dovremmo avere un linguaggio nuovo per sottrarli ai loro cattivi maestri. Hanno cominciato a far politica allo stadio, pensano che i politici si occupino solo dei loro affari, è mai possibile che non possiamo strapparli alle teorie elitarie di Evola o ai superomismi di Nietzsche. Saranno ben in antitesi con i pensatori delle vecchie e nuove aristocrazie? Per questo possiamo e dobbiamo “competere” contro i “fasci” per far sì che i giovani proletari tornino ad approdare alla “parte giusta”. La lotta per una nuova identità di classe deve porsi anche questi obbiettivi.
La globalizzazione capitalistica comporta da parte dei poteri forti - finanza, élites economiche e politiche, comunicazione - il totale abbandono dei territori di periferia, di quasi l’intero Mezzogiorno e di tutte le comunità proletarie; e mentre questi limiti e contraddizioni si manifestano, la competizione interimperialistica si evidenzia nella instabilità internazionale e nella guerra, intesa appunto come unico “mezzo” per risolvere le controversie politiche. E dentro questi processi, la sinistra dov’era e dov’è? Ora più che stordita non esiste quasi più. Purtroppo inseguiva il “nuovismo”. ed in questo profondo processo di sradicamento, invece di riconquistare i territori abbandonati a se stessi, invece di ricompattare le comunità distrutte, si è al contrario impegnata ad apparire moderna, liberal e non violenta. Sí! Era contro la globalizzazione, ma guai ad apparire anche un poco critica nei confronti del processo d’integrazione europeo. Sì! Era contro la guerra, ma mai contro fino in fondo alle cosidette ”missioni di pace” dei governi di centrosinistra.
Una sinistra che si è in sostanza appiattita sui comodi privilegi istituzionali e sui proclami astratti per i diritti borghesi, piuttosto che impegnarsi rivendicando obiettivi sociali nella vita quotidiana.
intervista a Gianni Rinaldini
da Il manifesto (25/08/09)
di A. Sciotto
«Sacconi propone l'idea di un'Italia ancora più iniqua rispetto a quella attuale, dove il fisco
pesa di più sul lavoro dipendente e dove i contratti, attraverso il meccanismo delle deroghe, potranno scendere sotto i minimi, grazie ad accordi con i sindacati che condividono la sua impostazione».
Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, impegnato dall'autunno su un doppio binario - l'acuirsi della crisi e il rinnovo contrattuale - boccia le proposte del ministro del welfare, ieri
affidate a un'intervista sul Corriere della sera, e annuncia un «settembre di lotta». «La Fiom è pronta a fissare tutte le iniziative dell'autunno, a partire dalla richiesta di un tavolo per la Fiat
a palazzo Chigi. Poi, ovviamente, c'è il capitolo del contratto: il prossimo incontro con Federmeccanica è previsto per il 10 settembre».
Perché Sacconi insiste sui salari differenziati?
Il ministro richiama all'ordine tutti i firmatari dell'accordo separato sul modello contrattuale, e nello stesso tempo li minaccia: se non lo applicherete, niente rinnovo degli sgravi fiscali a fine
anno. Affermare questo, vuol dire in pratica incitare a firmare i contratti separati, escludendo la Cgil: e se sommiamo questo discorso con il fatto che ai lavoratori è stato impedito di votare sul
sistema di regole, vediamo che si prepara una stagione in cui la conflittualità è destinata a salire, e dove si moltiplicheranno i problemi di governabilità delle imprese. Dall'altro lato, in modo
beffardo, si parla di «coesione sociale» per affrontare la crisi.
Come si configura il futuro dei lavoratori se si dovesse applicare il «sistema Sacconi»?
Nel suo discorso, il ministro insiste su un punto: la possibilità di deroga rispetto ai contratti nazionali. Non vuol dire altro che poter andare sotto i minimi contrattuali attraverso contratti
aziendali e/o territoriali. Nel suo schema, che è poi quello della Confindustria come dell'accordo separato del 15 aprile, c'è l'idea di siglare contratti nazionali che escludano la Cgil, per poi
passare a contratti territoriali e/o aziendali che vadano sotto i minimi. Il tutto, solo con i sindacati che abbiano la delega a firmare. Siamo di fronte a un enorme sopruso, alla negazione dei
diritti di democrazia: i lavoratori non hanno mai votato su queste regole, e intanto si indebolisce e supera il contratto nazionale.
La Cisl e Raffaele Bonanni hanno già chiesto di detassare del tutto il secondo livello. Come la vedete voi della Fiom?
Io credo che Sacconi e Bonanni condividano di andare in una direzione precisa: un uso del fisco che non ha nulla a che fare con il reddito delle persone che lavorano. Sacconi ha dichiarato nel suo
Libro bianco che la struttura fiscale progressiva, cioè pagare le tasse proporzionalmente al reddito, è punitiva del merito. Con la proposta di detassare solo il secondo livello, in pratica dice
questo: il dipendente medio con 1200 euro vedrà le tasse aumentare, perché sul contratto nazionale da anni non si restituisce il fiscal drag; dall'altro lato, si defiscalizzano gli aumenti variabili,
quelli in base alla produttività e redditività dell'azienda, dunque un giorno ci sono, e un altro no. Si conferma insomma un'Italia in cui il peso delle tasse è tutto sui dipendenti, mentre
l'evasione è impunita, e sono favorite le operazioni finanziarie, la rendita e i profitti. Con queste proposte di Sacconi e Bonanni si inserisce quindi un'ennesima stortura. Tra l'altro, faccio
notare, si mina anche l'autonomia contrattuale, perché il governo fissa i criteri verso cui indirizzare la contrattazione.
In settembre dunque rigetterete questo modello?
La Fiom è impegnata su due terreni principali: ci sono le crisi aziendali, e per questo chiediamo un incontro a Palazzo Chigi per la Fiat. Ci sono i nodi di Termini, Pomigliano, Melfi, dove una ditta
di fornitori ha chiuso e licenziato 180 persone. C'è la Cnh, dove è iniziato proprio oggi (ieri ndr) uno sciopero della fame: chiederemo che non chiuda e di attivare la cig per crisi. Ci sono tante
altre aziende meno conosciute. Poi c'è il contratto: non aspetteremo nè subiremo un accordo separato. Il 14 settembre è fissato un comitato centrale che deciderà le iniziative in base all'andamento
del negoziato.
Rifondazione e Terra (tratto da proletari@.it)
di Alessandra Daniele
Compagni, ho da darvi due notizie, una cattiva, e una buona.
La notizia cattiva è che i comunisti non torneranno in Parlamento per moooolto, moooolto tempo, e questo a prescindere da quanti voti riusciranno mai a recuperare, perché PDL e PD, di comune
accordo, continueranno ad alzare la sbarra dello sbarramento in modo da tenerli fuori comunque.
PDL e PD non sono che le due facce dello stesso paperdollaro di Paperopoli, due facce come il culo. Finora l'unico motivo di vero dissenso fra loro è stata qualche escort che ha usato la lingua anche
per parlare.
La notizia buona è che c'è vita anche fuori dal Parlamento. C'è aria respirabile, anzi, molto più respirabile. Come molti benemeriti militanti di base già sanno, è soprattutto lì che si può e si deve
fare politica, tornando all'essenza di quello che è, che deve essere un comunista, sostenendo e organizzando i lavoratori, i discriminati, gli sfruttati, restituendogli coscienza di sé.
Ci sono milioni di italiani che si interrogano sul cazzo di Berlusconi, senza rendersi conto di avercelo nel culo. Ci sono intere generazioni di precari cottimisti che non hanno idea di appartenere
di fatto alla classe operaia, definizione che associano soltanto all'immagine sfocata di omini in blu, reali quanto il Dr. Manhattan e i puffi. Si credono ''ceto medio'': non arrivano alla seconda
settimana, ma si sentono rappresentati politicamente dai loro stessi sfruttatori. Polli che votano per lo spiedo, e ci si infilano da soli sognando il tacco a spillo della Marcegaglia.
E' una catastrofe culturale, prima ancora che politica.
Quindi agire sulla realtà non basta, se non si agisce anche sulla percezione della realtà.
Ciò che rende le destre oggi così apparentemente invincibili, quello che fa sembrare patetici i tentativi di sfidarle frontalmente a volte persino a chi li compie, è ciò che Gramsci chiamava Egemonia
Culturale, e che Morpheus chiama Matrix. Sì, per quanto sia difficile immaginarsi Gramsci in latex nero e mirrorshades, il concetto di base è lo stesso: il potere di controllare la percezione della
realtà.
E chi controlla la percezione della realtà, di fatto controlla la realtà.
Decenni di palinsesti Rai-set hanno piantato nei cervelli degli italiani l'idea che essere un cazzone/una troietta egoista e ignorante è bello, è giusto, è figo, è l'unica scelta vincente. Allevando
così intere generazioni di pseudo individualisti che si credono lupi, e sono invece perfette pecore da macello.
Questo condizionamento non può essere combattuto solo a livello cosciente, perché è stato radicato nell'inconscio, attraverso la continua, martellante, ossessiva imposizione di determinati modelli.
Una pianta maligna fertilizzata con quintali di merda.
L'unico sistema di combatterla efficacemente è agire contemporaneamente sul reale, e sull'immaginario collettivo, che oggi accorda ai comunisti la stessa credibilità che dà alle vittime di rapimenti
alieni. Alla prossima scissione subatomica fra nanopartiti comunisti, la loro infinitesimale percentuale di consenso diventerà impossibile da calcolare per via del principio di indeterminazione di
Heisenberg.
Cosa potrebbero fare i comunisti per uscire dagli X Files? Innanzitutto cacciare a calci in culo TUTTI i loro dirigenti. E in malo modo, scaraventandogli la scrivania fuori dalla finestra, davanti
alle telecamere.
Immaginatevi la scena: uno sconosciuto militante di base, neo eletto portavoce, dichiara al Tg ''Sì, abbiamo rinnovato tutto il vertice, gli altri lo dicono, noi lo facciamo davvero'', e sullo sfondo
Diliberto o Ferrero, in maniche di camicia, che raccoglie i cocci della sua roba dal marciapiede. L'anchorman Rai-set commenta sarcastico ''guardate i comunisti come si sono ridotti'', la signora
Pina però guarda la Tv e ridacchia pensando ''però, figo cacciarli così...''
Deciderà perciò di votare comunista? Questo non ha nessuna importanza.
Se vogliono tornare a cambiare davvero qualcosa, i comunisti devono smettere di partecipare alla circense Campagna Elettorale Perenne.
Lascino a Sansonetti il ruolo di comunista di peluche da talk show elettorale.
Smettano di rincorrere gli zero virgola, e sventolare loghi disegnati con Paint.
Ogni comunista deve poter dire al lavoratore, allo sfruttato, al discriminato, ''io non sono qui per dare la caccia al tuo voto, ma per darti un aiuto concreto. Quando le istituzioni se ne fottono,
le ONLUS si arrendono, e i sindacati se ne sbattono le palle, cerca me. Cerca un comunista. La tua battaglia è la mia, è la nostra. Questo è quello che 'comunista' significa".
Comunisti-
Sinistra Popolare Liguria