RINNOVO CONTRATTO POSTE ITALIANE 2010/2012
Liguria: Costi della politica, risparmiati 5,4 milioni. Soppresse 12 Comunità montane
Dodici Comunità montane sono state soppresse. La Regione risparmierà 5,4 milioni di euro. La Liguria è la prima regione ad aver completato la cancellazione degli enti ritenuti inutili.
Tutti i 145 dipendenti sono stati ricollocati, senza ricorrere alle procedure di mobilità: saranno trasferiti alla Regione o ritorneranno a lavorare nelle amminstrazioni comunali o provinciali.
Gli 8,4 milioni di euro erogati nel 2010 per il funzionamento delle Comunità Montane scendono così a 3 milioni, che copriranno le spese del personale trasferito.
Il primo maggio si insedieranno i commissari nominati dalla Regione per gestire l'inventario e la sorte dei patrimoni. "Molte comunità hanno acquistato le loro sedi - spiega Giovanni Barbagallo,
assessore ligure all'Agricoltura - e bisognerà decidere cosa farne, cominciando a valutare se siano necessarie agli enti cui passeranno le deleghe delle Comunità Montane".
L'addio alle comunità montane provocherà anche una rivoluzione nei paesi: i comuni dell'entroterra sotto ai 3 mila abitanti e i comuni costieri entro i 5 mila abitanti, saranno obbligati a
mettersi insieme per gestire servizi come l'anagrafe, i vigili urbani, la pulizia
RINNOVO CONTRATTUALE 2010/2012, PER I LAVORATORI SOLO BRICIOLE
Ci viene ancora in mente come, quasi vent’anni fà, i confederati affermavano: ” con la privatiz-zazione dell’azienda, aumenteranno gli stipendi, perchè, più alti saranno gli utili aziendali, più aumenteranno i salari per i dipendenti”. A vedere il testo condiviso dell’ultimo contratto, muoriamo dal ridere. Di fronte ad un’azienda che realizza utili da capogiro, gli aumenti per i lavoratori sono minimi e offensivi per chi si è sobbarcato il lavoro più duro nel risanamento di questa azienda. Quasi un euro lordo al giorno in più, non c’è il riconoscimento degli scatti di anzianità, non si parla di lavori usuranti, non ci sono novità reali : per quanto riguarda salute e sicurezza sul lavoro; per l’ indennità di cassa; per garantire adeguatamente il diritto allo studio, alla maternità e alla cura dei figli con i congedi di malattia; per il diritto alla salute nel senso di avere permessi (vecchio congedo straordinario) per fare visite e controlli senza dover prendere ferie, permessi da recuperare o malattia che poi incide sul diritto ai premi; non ci sono novità di rilievo sulla parte fissa del salario che permetterebbe, aldilà di qualsiasi premio incentivante, un livello di vita adeguato. Chiaramente, noi al tavolo della spartizione aziendale alle spalle dei lavoratori,non ci sediamo neanche e invitiamo tutti i colleghi a bocciare con forza questa piattaforma, anche se, dentro di noi, sappiamo che la partita è già stata chiusa. CHI LOTTA PUO’ PERDERE, CHI NON LOTTA HA GIA’ PERSO
COBAS PT LIGURIA
Il comune di Sanremo paga le ragazze del Bunga bunga, ma taglia su asili nido e cultura
Quarantottomila euro pagati dal comune di Sanremo per sponsorizzare la stagione balneare 2010. La campagna viene affidata a Lele Mora e a tre delle sue ragazze: 16 mila euro a testa per una fotografia in costume da bagno
Quarantottomila euro per una mattina di lavoro, sedicimila a testa. Per farsi fare una fotografia in costume da bagno. Tutto pagato con soldi pubblici, del Comune di Sanremo. Le tre fortunate che si sono intascate l’assegno sono Francesca Cipriani, Florina Marincea e Lisandra Silva Rodriguez, favorite di Lele Mora e frequentatrici delle feste Bunga Bunga del Cavaliere.
Saluto romano, scoppia un caso a Rapallo
Posa facendo il saluto romano a poca distanza dalla bandiera della Repubblica sociale italiana. Protagonista della foto, pubblicata su Facebook, non è un nostalgico o un reduce del Ventennio, ma Giovanni Arena, 47 anni, bancario, assessore Pdl del Comune di Rapallo. Posa impettito incurante del fatto che l’esibirsi nel saluto romano è un reato (sentenza 25184 emessa il 17 giugno 2009 dalla Cassazione) e che l’apologia del fascismo è punita anche con l’interdizione dai pubblici uffici. «Ho partecipato a titolo personale, non in veste ufficiale - si difende l’assessore con delega a Cultura, Stato civile, Servizi demografici ed elettorali - Lo faccio da parecchi anni: della mia vita privata posso disporre come credo. La foto doveva rimanere un fatto privato: era solo una goliardata. Non doveva finire su internet».
Tant’è è successo. Si dimette da assessore? «Non le rispondo neanche». Lei è un fascista? «Sono un uomo di destra - risponde - mi riconosco nel trinomio Dio patria e famiglia. Non mi sono mai iscritto al Msi, politicamente nasco nella Dc: ho aderito ad Alleanza nazionale dopo che Gianfranco Fini aveva preso le distanze dal fascismo. Per accrescere la mia cultura ho studiato quel periodo storico di cui si conosce quasi sempre solo una versione».
Federazione della sinistra: schizofrenia politica
La FdS è nata, ma questo non ha eliminato le contraddizioni che il nuovo soggetto politico e i due partiti che ne fanno parte - PRC e PdCI - vivono in comune (GE), provincia e Regione dove, nonostante l'omogeneità delle coalizioni - con la variante dell'UDC - hanno posizioni diverse.
- La situazione più singolare è schizofrenica è quella del Comune, dove l'UDC non è in maggioranza e dove l'unico consigliere comunale (per altro indipendente) di Rifondazione Comunista, Antonio Bruno, è già da tempo uscito dalla maggioranza per decisione del Partito, mentre l'unico esponente del PdCI, Carlo Senesi, è assessore.
- In Regione, dove l'UDC è in maggioranza, PRC e PdCI non hanno mai messo in discussione, finora, la loro permanenza in maggioranza, con due consiglieri del PRC, Giacomo Conti e Alessandro Benzi, e un assessore del PdCI, Enrico Vesco.
- In Provincia, invece, dove fino a qualche settimana fa PRC e PdCI stavano in maggioranza, con due assessori e tre consiglieri, il quadro è cambiato dopo la decisione del presidente, Alessandro Repetto, di escludere dalla giunta l'assessore del PdCI, Giorgio Devoto, per far entrare in maggioranza l'UDC. Per reazione a questa scelta, la FdS ha deciso di autosospendersi dalla maggioranza
Gazzetta del Lunedì - 3/01/11
"La vita precaria ci fa diventare un Paese cattivo"
Sono i lavoratori del ceto medio e i giovani, i nuovi poveri in Italia. La situazione è peggiorata per tutti, più grave che all´inizio degli anni Ottanta quando si contavano sei milioni di persone in condizioni di indigenza. Oggi non soltanto sono almeno due milioni in più ma – secondo i dati Istat del 2008 – gli italiani messi ko da una spesa imprevista di settecento euro sono diciannove milioni, più di un terzo della popolazione. Proprio noi messi così male, noi che apparteniamo al "club dei grandi"?
I Comunisti rimpiangono il Natale «illuminato»
15 nov 2010
Niente luminarie natalizie in centro città, nessun concerto in piazza né discoteca al Porto Antico. L’austerity imporrebbe tagli al Comune di Genova «a partire proprio dalla notte di Capodanno». Una dichiarazione rilasciata tempo fa dalla consulente del sindaco alla promozione della città Margherita Rubino che in sostanza le fa guadagnare uno stipendio senza dover nemmeno lavorare visto che la sua delega imporrebbe di realizzare eventi per la città proprio nei momenti clou dell’anno mentre nella feste natalizie Genova rimarrà spenta. Notizia che non passa inosservata al gruppo di «Comunisti- Sinistra popolare», i comunisti guidati a livello nazionale da Marco Rizzo sempre più presenti nel dibattito politico genovese che ieri hanno deciso di replicare alla provocatoria dichiarazione della consulente del sindaco. Delega della consulenza che, per altro, è assegnata anche all’assessore Andrea Ranieri: due stipendi sostanziosi e città al buio.
Così, Marco Traverso segretario del comitato provinciale dei comunisti attacca: «Dia l’esempio». Esempio di cosa? «Sia la prima a partecipare ai tagli - tuona Traverso -. Verrebbe da ridere se non si soffrisse per le parole della Rubino, parole che naturalmente esprimono l’incredibile, sfacciata inconsapevolezza di chi i “sacrifici” proprio non li fa mai. Noi comunisti chiediamo alla Rubino di cominciare a farli lei i sacrifici, rinunciando alla consistente remunerazione che riceve dal Comune per un’attività di consulenza che, ai nostri occhi, appare superflua e costosa molto più della spesa per le luminarie cittadine». Anche perché non si capisce cosa possa fare dietro la scrivania una consulente che spiega a priori di non voler organizzare nulla: «Ricordiamo alla “consulente” che soldi pubblici sono quelli che lei stessa toglie alle casse della collettività. Dia l’esempio. I cittadini, consapevoli, sapranno seguirli».
Il petrolio della Haven nei nostri piatti
1 nov 2010
Altro che Louisiana, la marea nera di petrolio abita qui. Davanti alle coste tra Genova e Savona più di 50mila tonnellate di greggio giacciono sui fondali. Dimenticate da chi avrebbe dovuto bonificare la zona, inquinano l'acqua, intossicano e ricoprono di una melma grigiastra i pesci che si ammalano di cancro. Solidificato dal tempo fino ad apparire come massi lunari, il petrolio affolla le reti dei pescatori liguri nonostante vadano a gettarle lontano dalla zona off limits. Eppure, secondo le autorità, qui non dovrebbe esserci traccia del più grande disastro ecologico del Mediterraneo. Quello della superpetroliera Haven, inabissatasi davanti ad Arenzano con 144mila tonnellate di greggio dopo un esplosione che provocò la morte di cinque marinari l'11 aprile del 1991.
Da allora sono passati quasi vent'anni ma gli effetti di incuria o disattenzione, burocrazia o superficialità che denuncia
Report in un documentario di Sigfrido Ranucci in onda questa sera, sono evidenti tra quei pesci morenti incatramati dai fondali. Un disastro senza colpevoli visto che la compagnia greco-cipriota
è uscita assolta dopo aver addossato le responsabilità al capitano, morto nell'incidente. Un disastro che continua nell'indifferenza, nonostante ricercatori, pagati dallo Stato, abbiamo messo in
allerta governo e ministeri della gravità della situazione.
Ma andiamo con ordine. Bastano pochi numeri a raccontare questa storia italiana. All'indomani dell'incidente, gli esperti stimano il danno ecologico in duemila miliardi di lire. L'Italia ne
riceve 117 come risarcimento che decide di impiegare così: 32 per bonificare il mare e 60 ai Comuni del litorale come risarcimento. In realtà, di miliardi ne sono stati spesi solo 16 (circa 8
milioni di euro) ma per bonificare parte della Haven - dopo che il governo Berlusconi li aveva affidati nel 2005 alla Protezione civile - certificando poi che le acque erano pulite. Così non era,
evidentemente, ma tanto fa e così gli altri 8 milioni di euro destinati a disinquinare il mare - e attribuiti di nuovo alla Protezione civile nel 2009 - sono stati impiegati per mettere in
sicurezza la Stoppani, un'azienda che aveva inquinato di cromo e rame le acque, e in parte per la mobilità dei lavoratori.
Il petrolio sul fondo del mare sembra non interessare, dalla riva non si vede, sulla superficie dell'acqua neanche. Tanto che i 60 miliardi che vanno a risarcire i Comuni vengono impiegati per rifare la passeggiata a mare di Arenzano, mettere a posto le fogne o la zona dell'ex ferrovia. Eppure gli esperti lo hanno detto più volte nel corso degli anni: manca una mappa dei fondali per capire dove è finito il catrame, c'è rischio per il mare, per la popolazione. Nel 1995, a quattro anni dal disastro della Haven, ad esempio, i ricercatori dell'Istituto per la ricerca applicata al mare, incaricati dal ministero dell'Ambiente di preparare un piano per la bonifica, si calano con un batiscafo fino a 700 metri. E vedono distese interminabili di catrame, pesci negli anfratti di bitume.
"Il problema è che i residui degli idrocarburi sono capaci di indurre cancro. Abbiamo trovato pesci che vivono a stretto contatto col fondo e notato come una specie in particolare, mostrasse sintomi, segni di tumore al fegato". Reazioni? "Si è deciso di fare finta di nulla, come se il problema non esistesse", racconta Ezio Amato, allora responsabile scientifico del governo per la bonifica Haven.
Da allora nulla è cambiato, i pescatori nelle loro reti trovano pezzi di catrame come massi, pesce ricoperto di greggio che devono ripulire con l'olio se vogliono venderlo ma dalla Protezione civile e dal presidenza del Consiglio, dicono a Report, considerano chiusa la vicenda. Solo il ministero dell'Ambiente si dice pronto a raccogliere segnalazioni di inquinamento, "come se non avesse mai visto la relazione dei suoi stessi studiosi 15 anni fa". Ma il peggio, dice Ranucci, è che la storia della Louisiana potrebbe ripetersi in Italia visto come vengono presentate le domande per trivellazioni in cerca di greggio: da società con sedi fantasma, senza andare sui posti, senza neppure prendere in considerazione che dove si vuole cercare gas o petrolio c'è un vulcano in attività.
Rivoluzione Amt il biglietto a 1,50 euro
28 ottobre 2010
Biglietto del bus a 1,50 euro in tre anni per tutte le aziende di trasporti della regione e non solo per l'Amt, abbonamenti a prezzi diversificati in base al reddito, aumento del 10% del bollo auto, da 80 a 120 lavoratori dell'Amt passati a fare gli ausiliari del traffico, pagati dal Comune, ed eventualmente, se ce ne fosse ancora bisogno, cassa integrazione in deroga o mobilità lunga: sono questi gli elementi sui quali si è lavorato ieri in Regione, nel corso di un vertice tra enti locali, azienda e sindacali, per tappare le falle del trasporto pubblico locale.
Una vera e propria stangata che rischia di abbattersi sulle tasche dei genovesi, tanto che ieri sera sono già arrivate le prime retromarce: dalla Regione il presidente Claudio Burlando ha fatto
sapere che la linea è quella di non aumentare le tasse, no quindi al rincaro del bollo. E visto che dal governo non arrivano segnali positivi per il trasporto pubblico locale, resta confermato lo
sciopero di quattro ore di domani proclamato da Cgil, Cisl, Uil, Faisa e Ugl. I bus si fermeranno quindi dalle 11.45 alle 15.45, ma il servizio potrebbe essere almeno in parte ridotto anche in un
orario più ampio, perché per la stessa giornata i Cub hanno proclamato sciopero dalle 9 alle 17. Inoltre nel corso delle quattro ore di sciopero è possibile una manifestazione dei lavoratori con
corteo in centro.
"Qualcosa si inizia a muovere - spiega Andrea Gatto, della Faisa-Cisal, ma il nostro motto resta: soldi veri e subito, ci aspettiamo quindi che le ipotesi sul tavolo vengano tradotte in impegni
precisi sottoscritti dalle parti". La prima proposta messa sul tavolo è stata quella dell'aumento del bollo auto, che con un ritocco del 10% potrebbe garantire un introito variabile dai 9 ai 13
milioni di euro. "Attenzione - avverte l'assessore regionale al lavoro Enrico Vesco - non è ancora deciso nulla, è un'ipotesi sulla quale ho dato la disponibilità a verificare la fattibilità". E
in serata è arrivato subito lo stop di Burlando. Poi c'è la partita dell'aumento del biglietto, la più delicata visto le difficoltà della crisi. Alla fine è stato il sindacato a mettere la
proposta sul piatto, in tre anni aumento a 1,50, ma su tutto il territorio.
E di fronte a queste prese di posizioni Regione e Comune hanno fatto capire che non si metteranno di traverso. Il Comune ha messo sul piatto anche l'impegno a prendere in carico i lavoratori in più come ausiliari del traffico. "La conferma dei 28 milioni di chilometri l'anno determina la garanzia sul fatto che non ci siano esuberi - rileva Corrado Cavanna, segretario Cgil - inoltre la Regione ha ipotizzato la costituzione di un fondo, che potrebbe mettere insieme dai 3 ai 5 milioni di euro". Il fondo, proposto da Vesco, recupererebbe fondi del piano triennale 2006-2009 e servirebbe a incentivare gli esodi e ad integrare il reddito dei lavoratori in cassa.
Crisi infinita, l'allarme della Cgil "Cassa integrazione, finiti i soldi"
27 Ottobre 2010
Il prodotto interno ligure è allo 0,7%, ben al di sotto della media nazionale, mentre si assiste ad una
impennata della cassa integrazione in deroga che cresce in forme esponenziali, registrando un aumento di 3.429.929 ore e una variazione percentuale del 208,6 per cento. I dati sono stati
illustrati da Bruno Spagnoletti, responsabile dell'ufficio economico della Cgil ligure nel corso della presentazione del rapporto "Le tendenze dell'economia e le dinamiche dell'occupazione in
Liguria nel 2010", e le conclusioni sono preoccupanti.
"La Liguria ha bisogno ancora di dieci anni per uscire dalla crisi - ha spiegato Spagnoletti - non si tratta di catastrofismo, ma di considerazioni che si basano su dati oggettivi. La Liguria è
entrata più tardi nella crisi e probabilmente ne uscirà più lentamente e meno bene delle altre regioni del nord ovest". I dati sono chiari: il nostro Pil allo 0,7 per cento è più basso sia di
quello del nord ovest (1,0 per cento) sia di quello nazionale (1,2 per cento). Scende ancora l'industria, motore e volano per gli altri settori economici; il comparto si stà progressivamente
marginalizzando con un risicato 11 per cento, seguito peraltro a ruota dall'edilizia dove gli investimenti sono fermi da almeno 3 anni.
Non solo: a differenza degli anni passati si assiste a processi nuovi che coinvolgono realtà sinora non toccate dalla crisi come il trasporto pubblico locale o i settori della cultura e della conoscenza. Il tutto si ripercuote sulla quotidianità delle famiglie, con la contrazione dei consumi alimentari, l'aumento dei prestiti ai nuclei familiari al 10 per cento e probabilmente anche con l'impennata delle sofferenze bancarie che aumentano del 20%.
Del resto i dati sull'occupazione non lasciano spazio a interpretazioni: i disoccupati sono 38 mila e rispetto al periodo pre crisi, ossia settembre 2008 raffrontato a settembre 2010, si calcola che in Liguria si siano persi 21 mila posti di lavoro, distribuiti piuttosto equamente tra lavoro dipendente e autonomo. Tra l'altro, le stime elaborate dall'Ufficio Economico, parlano di un tasso di disoccupazione ligure "corretto" pari al 10,9 per cento, con un aumento dell'1,6 per cento.
Le aziende che hanno usufruito della cassa integrazione sono circa 1.300, la maggior parte delle quali (1.059) in deroga, 40 quelle attualmente in straordinaria e le restanti 200 circa in ordinaria. A differenza della cassa ordinaria e della straordinaria che in linea con il Paese sono diminuite, in Liguria si è assistito ad una impennata della deroga con un aumento di 3.429.929 ore e una variazione percentuale del 208,6 per cento. "Se si mettono insieme i dati sulla bassa crescita, che significa stagnazione, con i dati sulla cassa e dell'occupazione reale che vedono incrementare i disoccupati strutturali - spiega Renzo Miroglio, segretario generale della Cgil ligure - con i dati sugli avviamenti al lavoro che parlano di riduzione al minimo dei contratti a tempo determinato e di aumento della precarietà, si ha un quadro molto preoccupante per le prospettive della nostra Regione".
Carlo Felice, arriva lo stipendio di settembre Il calendario musicale per i prossimi 2 mesi
25 ottobre
Si riaccendono i riflettori sul Carlo Felice, e questa volta in positivo. Si ricomincia a parlare di programmazione e per i dipendenti si profila il pagamento dello stipendio di settembre. I
fondi per saldare le retribuzioni del mese scorso sono stati trovati quasi interamente. Un segnale positivo che potrebbe indicare un'inversione di tendenza.
Intanto arriva a Genova il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi che domani, martedì, incontrerà in Prefettura la sindaco Marta Vincenzi, ma anche un gruppo di imprenditori e manager ai quali
chiederà di fare la loro parte, così come hanno fatto i lavoratori del Teatro dell'Opera accettando i contratti di solidarietà.
Nel corso della riunione del Consiglio d'amministrazione si è anche parlato delle attività artistiche a breve termine. E' confermato l'arrivo di Zubin Mehta sul podio dei complessi stabili
genovesi, il 22 novembre con un programma beethoveniano. Allo studio poi, per il mese di dicembre, un titolo operistico ed un balletto. Il programma da gennaio, preparato nelle scorse settimane
dal sovrintendente Giovanni Pacor, sarà discusso invece nella prossima riunione del consiglio.
fonte
Il Comune: "Amt, tagliate l'integrativo" Contro i portoghesi, autisti-controllori
22 Ottobre 2010
I bigliettai sono scesi dal bus 35 anni fa. Ora il Comune vorrebbe "resuscitare" quella mansione chiedendo agli autisti di controllare anche i biglietti dei passeggeri.
La proposta è contenuta nel documento di indirizzo sul trasporto pubblico approvato dalla giunta comunale per ridurre il deficit dell'azienda. All'ottavo punto, laconica, compare l'ipotesi:
"Intensificazione della lotta all'evasione con la verifica da parte dell'autista".
E già si sollevano dubbi e critiche: "Se gli autisti dovranno verificare uno per uno i passeggeri - osservano i rappresentanti sindacali - alle fermate si formeranno lunghe code. Non avremo più
portoghesi, l'azienda incasserà qualche soldo in più, ma i tempi di attesa dei bus si allungheranno a dismisura".
E' preoccupato il Comune per il deficit dell'Amt - più di 15 milioni - e per colmare la voragine, la giunta ha pensato anche alla "ristrutturazione della contrattazione di secondo livello", cioè
di rivedere il patto integrativo aziendale. Sforbiciare in pratica lo stipendio dei dipendenti.
"Resta però l'impegno - scrive la giunta - di mantenere un livello di servizio adeguato sia in termini di dimensioni della rete (raggiungere con il servizio tutta la città), sia in termini di
qualità e quantità delle corse".
Ripianare il deficit sarà cosa difficile, soprattutto perché la Finanziaria prevede una drastica riduzione delle risorse distribuite alle Regioni e ai Comuni. "Pertanto - spiega il piano sul
trasporto pubblico - saranno forse introdotti "oneri di rottura suolo" da imporre alle società che aprono cantieri lungo le strade e rallentano la velocità dei bus; saranno ottimizzati tutti i
servizi; studiata una migliore integrazione con le Ferrovie; aumentato il controllo dei vigili urbani sulle soste in doppia fila, ulteriore "tappo" al movimento degli autobus; introdotte nuove
strisce gialle e "onda verde" dei semafori; incentivato l'esodo verso la pensione del personale.
Fincantieri, operaio di 69 anni precipita da 15 metri e muore
13 agosto 2010
Un operaio è morto nel pomeriggio dopo essere precipitato all’interno dei cantieri navali della Fincantieri di Sestri Ponente, a Genova. Si chiamava Franco Devoto e aveva 69 anni: lavorava, nonostante la sua età, per una ditta di elettrotecnica spezzina, appaltatrice della Fincantieri. L’uomo è caduto da una quindicina di metri all’interno dello scafo di una nave cisterna in costruzione per la Marina Militare indiana.
Sul posto è intervenuto anche il sostituto procuratore di turno Giovanni Arena ed agenti della polizia scientifica per i rilievi e per interrogare i testimoni. Cordoglio per l’incidente è stato espresso dal presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando.
Il corpo dell’uomo è stato trovato da alcuni compagni di lavoro che non hanno assistito alla caduta.
Merlo: «Riva liberi spazi a Cornigliano»
27 giugno 2010
Ci sono meno container e più industria, soprattutto ad alta tecnologia, nel porto di Genova che immagina il presidente Luigi Merlo. «Vorrei uno scalo - dice al Secolo XIX il presidente dell’Authority, lanciando la discussione sul nuovo piano regolatore - che vivesse meno nell’autoconservazione e fosse di più un sistema integrato nell’economia del territorio». Dichiarazioni che arrivano proprio nel momento in cui tanti bussano alla porta dell’Authority - Malcalza, Ansaldo Energia e non solo - per ottenere nuove aree a Cornigliano. Con non moltissime speranze, avverte però il numero uno di Palazzo San Giorgio: «A conti fatti, con l’attuale situazione per l’industria ci sono 30mila metri quadrati, non di più. L’accordo per Cornigliano va rivisto, a Riva chiedo un piccolo sacrificio personale per il bene della città».
Presidente Merlo, negli ultimi anni si è sempre parlato di porto in termini di container movimentati. Non è più questo
l’indice da seguire, secondo lei?
«Io dico questo: da una parte c’è una naturale tendenza ad avvicinare i poli produttivi a quelli della logistica, per massimizzare l’efficienza e ridurre i costi. Un esempio è Pomigliano: forse
la Fiat non avrebbe mai pensato di investire lì se non avesse avuto le banchine del porto di Napoli a disposizione per l’inoltre delle auto. Renault ha installato un nuovo impianto a Tangeri.
Dall’altra parte, la logistica del container si sta evolvendo verso un sistema che predilige l’inoltro sempre più rapido della merce a destinazione, lasciando però poco sul territorio in termini
di lavoro e guadagni».
Vuol dire che nel nuovo piano regolatore non ci saranno nuove banchine per container?
«Non lo escludo, ma diciamo che si punterà maggiormente sull’efficientamento dello scalo e sull’uso di nuove tecnologie e retroporti per aumentare il numero dei container movimentati. Mi immagino
invece uno scalo a servizio dell’industria del territorio. Anche quella del futuro: penso alla ricerca che si farà agli Erzelli e come questa possa tradursi in realtà produttive che vivono in
simbiosi con il porto. Il porto deve essere un elemento di competitività per il Nord Italia».
A Genova si è sempre discusso di hi tech e porto come due settori in perenne conflitto, come se l’attenzione per uno dovesse escludere l’attenzione per l’altro. «È questo che vorrei cambiare. Penso a un porto che da una parte sia inserito nella realtà economica del territorio, ne è a servizio, e dall’altro sfrutta la sua vocazione multifunzionale, che Genova ha sempre avuto. Ci sono nuovi traffici, come i prodotti vegetali per l’energia, per la farmaceutica, per la cosmesi, che non voglio ignorare».
Su quali spazi?
«C’è lo smarino per i lavori del nodo e, in prospettiva, il Terzo valico. Come useremo questo materiale? È un tema da porsi per eventuali riempimenti o anche un’isola a mare. Si discuterà anche del rifacimento del sistema di dighe a Sampierdarena, ben sapendo che si tratta di opere imponenti che si fanno ogni due secoli».
Lei parla di nuovi spazi per l’industria ma, intanto, a Cornigliano non paiono esserci molte aree a disposizione, è così?
«Intanto diciamo che ci sono troppi punti dell’accordo del 2005 non rispettati - a partire dalla consegna delle aree al porto entro luglio - e che mi auguro un nuovo tavolo a Roma col governo per ridiscutere l’intesa. Poi facciamo due conti: al porto saranno assegnati 140.000 metri quadrati. Di questi 70mila sono destinati ad autoparco e sopraelevata portuale, 20mila per il fangodotto, 12mila per la strada a mare. Ne rimangono circa 30-40mila, che possono arrivare a 70mila metri quadrati se riusciamo a realizzare l’autoparco, almeno provvisoriamente, nelle aree dove è previsto l’ampliamento della pista dell’aeroporto. Per Cornigliano ci sono già domande da parte di Ansaldo Energia, Malacalza, Spinelli, altri gruppi della logistica, forse Carmagnani e Superba. Rischiamo una lotta senza quartiere, con possibili ricorsi al Tar, per disputarsi un fazzoletto di terra. Diverso sarebbe se ci fossero a disposizione 300mila metri quadrati, come era previsto nella prima stesura dell’accordo per Cornigliano».
Quegli spazi però non ci sono, a meno di non ridiscutere l’assegnazione delle aree a Riva.
«Gli obiettivi occupazionali inizialmente previsti non saranno rispettati. Quello che chiedo io a Riva è un piccolo sacrificio per il bene della città, su quelle aree possono trovare spazio
attività che porteranno nuovo lavoro a Genova».
Valbisagno, patto col sindaco "Rivogliamo il tram"
15 maggio 2010
IL TRAM non si chiama desiderio, ma Valbisagno. E riparte da una strapiena sala della Coop di piazzale Bligny, quando Marta Vincenzi dice forte e chiaro: "la scelta del Comune per questa vallata è un trasporto sostenibile ben raccordato. E l’opzione è il tram, con tutte le garanzie di sicurezza che attendiamo dagli studi sulla revisione del piano di bacino". Si spellano le mani, indistintamente, pro e anti busvia (anche se il vicesindaco Paolo Pissarello dirà poi che questo termine non è mai uscito da Tursi), vengono le lacrime agli occhi a Marco Libertini, autista Amt che ha lanciato su Facebook il gruppo "Un tram per la Valbisagno" e che insieme a Italia Nostra e agli appassionati tecnici delle associazioni Metrogenova e Utenti del Trasporto ha organizzato l’incontro. E sul tranvai, come tutti lo chiamano, concordano anche Franck-Olivier Rossignolle, ad di Amt e Transdev Italia ("Aspettiamo con impazienza una risposta sul piano di bacino, perché può cambiare totalmente il progetto. Ci dicano che cosa fare, i nostri tecnici sono già in movimento, perché Transdev è stata creata proprio sulla reintroduzione del tram") e Rosa Vagge, leader dei comitati anti-busvia: "Questo è un progetto che oserei dire meraviglioso. Se tutti i 60 mila abitanti della Valbisagno fossero qui ora, ne uscirebbero felici". Abbozza Enrico Musso, senatore pdl e sostenitore del people mover: "Anche io avevo appoggiato il tram ho cambiato proposta perché ho visto che non facevate nulla. Disponibile, se questa è al scelta, ad appoggiarlo. ma ricordiamoci che soldi ce ne sono pochi". In realtà 80 milioni di euro sono stati stanziati per la metropolitana e devono essere destinati dal Cipe, ricorda a margine il deputato pd Mario Tullo: "Sta ai parlamentari liguri muoversi sul Cipe per vigilare che i soldi non spariscano". Prova del nove a fine mese: il 28 maggio in Provincia i tecnici spiegheranno com’è la situazione del Bisagno, e come ci si può lavorare.
Un tram che può essere di stile "classico", cioè esclusivamente su ferro, o anche su gomma, una scelta che potrebbe essere più agevole per la Valbisagno perché impone minori lavori di installazione; e ipotesi diverse di tracciato, esclusivamente lungo il corso del Bisagno e rigorosamente in sponda destra, o anche "traversante" con una prima parte da Brignole a Marassi e poi l’attraversamento del Bisagno e la corsa su fino a Prato. Quale delle due la migliore? Chissà, l’opzione gomma sembra piacere di più perché più versatile. Ma non è più il caso di tornare a dividersi su una scelta o l’altra: spetterà ai tecnici e agli amminsitratori decidere, una volta che l’intesa è stata trovata. Ed è proprio la Vagge a ricordare che il cambio di rotta è arrivato dopo la discesa in campo di Claudio Burlando, che aveva promesso di andare a vedere di persona, e così ha fatto dopo le elezioni, aprendo poi la strada alla revisione del piano di bacino e quindi al rifacimento e allargamento degli argini. "Ma non potevate chiederglielo voi?" si rivolge ironica agli amministratori. E’ anche vero, come sottolineano in molti, che proprio dai comitati "contro" è nata la sollecitazione a riprendere in mano l’ipotesi di un diverso sistema di trasporto pubblico: e soprattutto di una diversa sistemazione urbanistica che permetta di non penalizzare troppo residenti e commercianti di via Piacenza. Anche se, avvertono sia Libertini che i proponenti del progetto, da Luigi Piccardo e Claudio Bellini di Metrogenova a Claudio Brignole del sito www.cityrailways.it e Fiorenzo Pampolini dell’Utp, va chiarito subito che i disagi ci saranno, perchè il cantiere bisognerà realizzarlo, e che qualche parcheggio in meno dovrà esserci. Ma tutto, riprende Marta Vincenzi, si può fare discutendo con la gente, in un vero, nuovo dibattito pubblico che però rispetto a quello sulla Gronda ha già saltato almeno un passaggio: visto che siamo tutti d’accordo sul tram. non c’è più da metterlo a confronto con gli altri sistemi - men che meno con l’odiato bus in sede propria - che vengono illustrati durante la mattinata.
Vince il tram, insomma, tra il plauso di Italia Nostra e altri movimenti, compresi gli Amici di Beppe Grillo e Legambiente. E fa bene Giordano Bruschi, memoria storica della Valbisagno e dei comitati, a ricordare che la proposta era partita proprio dalla gente e dal municipio vent’anni fa; e che ci vogliono impegni scritti per la messa in sicurezza di argini e torrente, ma anche che in Valbisagno la rinnovata intesa dei comitati non può che far bene: così com’era stato per far chiudere la Volpara o impedire il viadotto dell’alta velocità sulle Gavette. Mettendo in chiaro con i cittadini l’impatto, le necessità di chi vive sulla collina e non si può limitare ad avere solo un trasporto di fondovalle, i parcheggi da spostare e garantire. Insomma, il riordino e quindi il rilancio di una vallata da dove nel 1938, come racconta una cartolina mostrata sul maxischermo, in mezz’oretta si poteva arrivare a De Ferrari col tram. Settant’anni dopo, una velocità da sogno, in molte mattine
Il Pd come la Lega. A Savona come ad Adro dal prossimo anno fuori dalla mensa i morosi
24 aprile
«Si informa che, come da delibera della giunta comunale gli utenti che presentanodei bollettini insoluti (da settembre 2007 ad oggi) non potranno essere ammessi alla mensa dell’annoscolastico 2010/2011». E’ il messaggio che hanno trovato le famiglie savonesi con figli alle scuole materne ed elementari in una lettera che accompagnava icedolini di pagamento del refettorio scolastico relative a gennaio e febbraio.
L’assessore ai servizi scolastici Isabella Sorgini, del Partito democratico ha adottato gli stessi provvedimenti dei comuni di Adro in provincia di Brescia, dove i bambini sono stati esclusi dalla mensa, e di Montecchio maggiore (Vicenza), dove i figli delle famiglie insolventi sono stati lasciati a pane e acqua.
D’altra parte, lo aveva già annunciato settimane fa e questa volta la decisione è diventata operativa. Il Comune ricorda ai genitori che non ha più intenzione di tollerare morosità: chi non paga entro la fine di quest’anno scolastico, dunque, da settembre non mangerà. Ma lo stesso assessore si affretta a chiarire che «A Savona non succederà maicome in altri comuni che i bambini vengano umiliati con pane e acqua”, perchè dice “non vogliamo colpire gli alunni ma soltanto quei genitori che pensano di fare i furbi. Abbiamo solo messo delle regole, e intendiamo farle rispettare, ripristinando la legalità. Ci sono famiglie che per anni non hanno pagato – prosegue Sorgini – a chi non paga inviamo tre solleciti poi l’iscrizione al ruolo, ma spesso non succede nulla.Ma chi non paga per un anno interonon avrà più diritto al servizio». Fuori dalla mensa, quindi.
La sinistra non deve commemorare Quattrocchi
10 aprile
«È evidente come oramai sia pochissima la differenza tra il centrodestra e l’attuale centrosinistra» a Palazzo Tursi: così si conclude la nota di Roberto Delogu e Marco Traverso, rispettivamente coordinatore regionale e provinciale di «Comunisti-Sinistra popolare Liguria», che tuonano contro la giunta di Marta Vincenzi per il patrocinio concesso alla commemorazione di Fabrizio Quattrocchi in consiglio comunale martedì prossimo.
La decisione di ricordare il cittadino genovese, medaglia d’oro al valor civile, ucciso in Iraq nel 2004 dai fondamentalisti, viene duramente contestata dai comunisti in quanto, fra l’altro, «frettolosa, superficiale e contraddittoria». Meglio sarebbe, concludono Delogu e Traverso, «patrocinare il funerale di ogni morto sul lavoro, infermiere, insegnante, artigiano, di ogni individuo caduto in povertà, di ogni straniero capitato a morire qui».
Violenze a Bolzaneto, 44 condanne Reati prescritti, le vittime saranno risarcite
7 marzo 2010
Nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 dell'estate 2001, i no-global furono picchiati, umiliati, sottoposti a "trattamenti inumani e degradanti". Ci fu tortura, e gli imputati sono colpevoli. Generali della polizia penitenziaria, guardie carcerarie, ufficiali dell'Arma e militari, agenti e funzionari di polizia, persino quattro medici: questa sera la Corte d'appello del tribunale di Genova li ha condannati tutti e 44. A nove anni dai fatti la maggior parte dei reati è prescritta, ma i responsabili pagheranno comunque risarcendo le vittime delle violenze. E con loro metteranno mano al portafogli anche i ministeri di appartenenza (Giustizia, Interno, Difesa), che dovrebbero sborsare una cifra superiore ai dieci milioni di euro.
Sono state inflitte sette condanne a complessivi dieci anni di reclusione nei confronti di quattro guardie carcerarie responsabili di falso - reato non prescritto - , e di tre poliziotti che avevano rinunciato alla prescrizione. I sette imputati condannati sono: l'assistente capo della Polizia di stato Massimo Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi), gli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e il medico Sonia Sciandra (2 anni e 2 mesi). Pene confermate a 1 anno per gli ispettori della Polizia di Stato Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi.
"Sono stati accolti tutti i motivi del nostro appello e della procura generale", hanno commentato soddisfatti i
pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. "Questa sentenza è due volte importante, perché fatti come quelli accaduti a Bolzaneto non dovranno ripetersi. Mai più". Alla
fine della lettura della sentenza un imputato presente in aula ha inveito contro i giudici - "Avete voluto condannare tutti e basta, senza fare distinzioni" - ed è stato allontanato. La sentenza
di primo grado è stata completamente ribaltata. Allora, nel luglio del 2008, erano state pronunciate 15 condanne e ben 30 assoluzioni. Il reato di "tortura", non previsto dal nostro codice
penale, era stato indirettamente riconosciuto con la condanna a 5 anni di reclusione di Biagio Antonio Gugliotta, sottufficiale della polizia penitenziaria. Dei "simbolici" 76 anni di prigione
chiesti dalla procura ne era stato riconosciuto meno di un terzo.
I giudici si sono riuniti in camera di consiglio alle 9:40 di questa mattina. Per i 44 imputati autori delle violenze nella caserma di Bolzaneto avvenute nel luglio del 2001 a Genova
durante il G8, la pubblica accusa aveva chiesto 36 prescrizioni e 8 condanne.
Immediata la presa di posizione del comitato "Verità e giustizia" che da anni segue le vicende del G8 di Genova. Il comitato ha chiesto la sospensione per tutti gli imputati: "Il messaggio dei giudici d'appello, con le 44 condanne per i maltrattamenti e le torture su decine di cittadini detenuti nella caserma-carcere di Bolzaneto nel luglio 2001, è chiarissimo e dev'essere colto immediatamente dalle istituzioni. Tutti i condannati nelle forze dell'ordine devono essere immediatamente sospesi dagli incarichi, in modo che non abbiano contatti diretti con i cittadini; gli Ordini professionali devono agire sui propri iscritti con la sospensione: non è più possibile restare nel terreno dell'ambiguità... Se buona parte delle pene è caduta in prescrizione è solo perché in Italia non ha una legge sulla tortura (reato che per la sua gravità non prevede prescrizione), nonostante l'Italia si sia impegnata oltre vent'anni fa ad approvarne una. Il Parlamento ora non ha più scuse: la sentenza di oggi dimostra che abbiamo assoluto bisogno di quella legge".
Disastro Italia: indicatori economici tutti giù. Aumentano: disoccupazione, tasse e... benzina
2 marzo
Cala il Prodotto Interno Lordo; cala l’occupazione; calano le entrate a fronte dell’aumento di una pressione fiscale senza precedenti. Arriva dall’ISTAT la certificazione del fallimento della politica economica del governo che della diminuzione delle tasse aveva fatto il suo cavallo di battaglia e che, invece, costretto a scontarsi con la dura realtà di numeri che è incapace di governare.
Altro che “fuori dal tunnel”, “la crisi è finita” ed altre amenità del genere. Altro che la realtà edulcorata e addomesticata del TG1. I numeri presentati questa mattina dall’istituto centrale di statistica rappresentano un’Italia sull’orlo di un baratro che il governo si ostina a non vedere.
I dati rilevati
A conclusione delle rilevazioni relative al 2009, l’ISTAT comunica che il PIL italiano è diminuito del 5 per cento evidenziando come, rispetto alla precedente rilevazione, effettuata con diversi metodi statistici, la prima stima - che già segnava una contrazione del 4,9 per cento - sia, seppur di poco, ulteriormente peggiorata facendo registrare il dato più basso di sempre, ovvero almeno dal 1971 anno in cui è iniziata la rilevazione statistica.
Il calo del prodotto interno lordo, inoltre, porta con sé altri due fattori di negatività - ad esso intimamente legati -: calano, infatti, le entrate totali, pari al 47,2 per cento del PIL, che scendono dell’1,9 per cento (nel 2008 erano aumentate dell’1,1), mentre aumenta - ovviamente - il rapporto tra tra debito pubblico e PIL (uno dei “parametri di stabilità” definiti a Maastricht) che passa dal 105,8 del 2008 (era 103,5 nel 2007) al 115,8 per cento attestando, così, il debito dello Stato a 1.761 (lasciamo le virgole per amor di Patria) miliardi di euro.
Numeri impressionanti che evidenziano come, a fronte di un calo della ricchezza e, conseguentemente, delle entrate, la spesa pubblica continui - nonostante Tremonti e suoi “inutili” patti di stabilità interni - ad aumentare visto che le uscite complessive sono aumentate del 3,1 per cento rispetto al 2008 attestandole a quota 52,5 per cento sul PIL (era 49,4 nel 2008).
Aumenta la pressione fiscale?Ma la cosa che impressiona ancor di più è che, nonostante il calo del prodotto interno e delle entrate complessivamente prese, la pressione fiscale (la somma, cioè, si tutte le imposte: dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali) in rapporto alla ricchezza del Paese nel 2009 continui ad aumentare attestandosi al 43,2 per cento, superiore di 3 decimi di punto rispetto al valore del 2008 quando era pari al 42,9 per cento segno inequivocabile che c’è ancora qualcuno (indovinate chi?) che paga per tutti (ogni anno di più). Alla faccia degli sgravi sulle mensilità aggiuntive (mai arrivati) e degli straordinari (beato chi li fa e, soprattutto, chi ha un lavoro)
Cala l’occupazione
Continua, infatti, a salire - stando sempre alle rilevazioni dell’ISTAT - il tasso di disoccupazione che a gennaio si attesta all’8,6 per cento rispetto all’8,5 per cento registrato a dicembre 2009 facendo registrare, anche in questo caso, un nuovo record negativo trattandosi - sottolinea l'istituto di statistica - del dato peggiore da gennaio 2004, anche qui data d’inizio delle rilevazioni.
Sulla base dei dati provvisori l’Istat ha rilevato, quindi, che l’occupazione a gennaio è rimasta sostanzialmente invariata rispetto a dicembre(-0,1), mentre ha perso ben l’1,3 per cento rispetto a gennaio 2009, pari a 307 mila unità in meno. Inoltre, sempre nel mese di gennaio, il numero delle persone in cerca di occupazione è risultato pari a 2.144.000, in crescita dello 0,2 per cento (+ 5 mila unità) rispetto al mese precedente e del 18,5 per cento (+334 mila) rispetto a gennaio 2009.
Nel dettaglio, l’ISTAT informa che il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 26,8 per cento, con una crescita di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,6 punti percentuali rispetto a gennaio 2009.
Calano i consumi
Nella lunga teoria dei dati forniti dall’ISTAT non potevano mancare quelli relativi ai consumi che hanno fatto registrare una calo dell’1,2 per cento di quelli “finali nazionali” (meno 1,8 per cento per la spesa delle famiglie residenti, +0,6 per cento per la spesa delle Amministrazioni pubbliche, +1,1 per cento per le Istituzioni sociali private). Nel dettaglio, secondo l’ISTAT, la flessione dei consumi privati interni è stata pari all’1,9 per cento.
Aumenta la benzina
Nel paese dei furbi, intanto, qualcuno che ci guadagna si trova sempre. Ce lo dice l’osservatorio nazionale di Federconsumatori che in una nota, questa mattina, denuncia il perdurare di manovre speculative attorno al prezzo della benzina “solo perché - afferma l’associazione consumerista - il petrolio ha raggiunto 80 dollari al barile”. “Adeguamenti poco chiari”, dice Federconsumatori, che pur tenendo conto di un deprezzamento dell’euro sul dollaro del 6-7 per cento, si giustificherebbero solo nella misura di 2 centesimi in più rispetto al mese di gennaio quando, con un prezzo del petrolio a 82 dollari a barile, il prezzo della benzina alla pompa era fissato a quota 1,31 euro per litro. “Siamo chiaramente in presenza - conclude Federconsumatori - di quelle che noi ci ostiniamo a definire vere e proprie pratiche speculative: nel caso specifico, di almeno 6 centesimi, pari a maggiori esborsi, per ogni automobilista, di 72 euro annui per costi diretti e, 63 Euro annui per costi indiretti, pari ad un totale di 135 euro annui”.
C’è la crisi, boom di depressi
Venerdì 27 febbraio
La morsa della crisi economica non fa presa soltanto sui portafogli. Per alcuni, dopo la perdita del posto di lavoro, si traduce in una spirale di depressione e angoscia che arriva a minare l’equilibrio psichico. E che conduce a chiedere aiuto allo sportello di salute mentale dell’Asl 4. Il dato è confermato dagli stessi operatori sanitari pubblici. C’è una correlazione di causa-effetto tra un’impennata di accessi alle cure per nevrosi e depressione e la crisi finanziaria che ha travolto, nel solo Tigullio, centinaia di posti di lavoro.
Nel giro di due anni, quelli che si sono contraddistinti per essere i più bui degli ultimi tempi per le famiglie, gli accessi alla salute mentale si sono impennati del 15 per cento. Per casi che la medicina fa rientrare nella cosiddetta “psichiatria minore”, ovvero sindromi di depressione, nevrosi, insonnia, e sbalzi d’umore. Non solo. È aumentato, di conseguenza, anche il consumo di psicofarmaci, più 10 per cento, utilizzato per curare queste sindromi. «Siamo in presenza di un aumento dei comportamenti di disagio legati alla perdita del posto di lavoro - spiega Giorgio Rebolini, direttore del dipartimento Salute mentale dell’Asl 4 - e in correlazione a questo fenomeno c’è anche un incremento del gioco d’azzardo. Sembra paradossale, ma è così: le persone che non hanno più soldi per mantenere la propria famiglia tentano, per così dire, il tutto per tutto: si aggrappano alla speranza che un Gratta e vinci, un biglietto della lotteria o un apparecchio videopoker possa cambiargli la vita». Di disagio in disagio, quindi. Dalla disoccupazione alla febbre dell’azzardo, e da questa spirale alla frantumazione della serenità familiare. «Il padre di famiglia che perde il lavoro perde anche il suo ruolo all’interno della famiglia - prosegue Rebolini - cominciano gli attriti con la moglie, che spesso sfociano in separazioni e divorzi. E con i figli, che non ne riconoscono più l’autorevolezza e che spesso si rifugiano in comportamenti di abuso, come alcol o droghe». La crisi economica è come un terreno di sabbie mobili, che fa sprofondare e scomparire tutto ciò che aveva le sue fondamenta nell’economia di una famiglia. I dati sono confermati, dunque. Ma chi c’è dietro questi numeri, dietro quest’impennata di casi di disagio mentale?
«Si tratta di lavoratori precari o atipici, che per la crisi hanno perso il lavoro, e non hanno diritto ad ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione - racconta Marco Demartini, psichiatra che lavora sia alla Salute mentale dell’Asl 4 che come medico privato -. Altro tratto comune è l’età, tra i 40 e i 50 anni, e una fragilità psicologica, che spesso prelude a forme di depressione». A volte è tutta la famiglia della persona che ha perso il lavoro che si rivolge al servizio pubblico. «Si informano anche sull’accesso a pensioni di invalidità - conclude Demartini - oppure sulle graduatorie delle fasce deboli, ovvero i posti di lavoro che la legge garantisce alle categorie protette, come quella delle persone con invalidità mentale».
La crisi non è finita
Venerdì 19 febbraio 2010
Ancora cattive notizie per l’industria italiana. L’Istat disegna un 2009 nero per il fatturato dell’industria italiana. Nella media dell’intero anno, infatti, il giro d’affari degli stabilimenti industriali del Belpaese ha fatto registrare un meno 18,7% rispetto al 2008, mentre gli ordinativi sono colati a picco: -22,4%. Si tratta, ancora una volta, di un record negativo: è il peggior calo da quando l’Istituto di statistica registra la serie storica, ovvero almeno dal 2000. Sempre considerando l’intero 2009 il fatturato totale dell’industria è calato del 17,4% sul mercato interno e del 21,6% su quello estero. Analogo andamento per gli ordinativi totali: quelli nazionali sono calati del 21,7% e quelli esteri del 23,7% rispetto all’intero 2008. Per quanto riguarda i diversi settori di attività economica il calo più forte ha riguardato, sempre nell’intero periodo gennaio-dicembre 2009, il settore della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-34% tendenziale). Una nota positiva arriva solo dal dato relativo agli ordinativi di dicembre: +4,7% rispetto a novembre e +10,1% rispetto a dicembre 2008. I ricercatori dell’Istat, tra l’altro, precisano che si tratta del maggiore incremento su base annua da febbraio 2008.
Sul fronte del lavoro, dal Veneto e dalla Lombardia arrivano dati che fotografano un generale impoverimento e l’esplosione della cassa integrazione. E se è in difficoltà il lavoro dipendente, quello a tempo, flessibile o precario vive una fase drammatica. Nel quarto trimestre del 2009 il numero di lavoratori in somministrazione (ex interinali) è stato pari a 220mila unità, in calo del 25% in meno rispetto allo stesso periodo del 2008. Lo riferisce oggi (19 febbraio) il Centro studi bilaterale Ebitemp-Formatemp, specificando però che il dato risulta in crescita del 5% rispetto al trimestre precedente. Dal giugno dello scorso anno, l’andamento dell’occupazione in somministrazione segna una ripresa lenta ma costante e dal livello minimo, raggiunto a metà del 2009 (204mila occupati in somministrazione), il dato di dicembre mostra un recupero dell’8% circa. In media, nel 2009 le giornate retribuite sono state 38,4 milioni (un dato simile a quello registrato nel 2005) con una riduzione del 33,1% rispetto al 2008, ma anche in questo caso si registra un’inversione di tendenza nella seconda metà dell’anno.
In casa Cgil si ragiona su contromisure e argini. Uno strumento valido, secondo la confederazione, può essere la contrattazione sociale territoriale, che può attivare contrasti alla crisi attraverso accordi sugli ammortizzatori sociali e di sostegno al reddito insieme ad interventi di rilancio e di incentivo per le economie locali. La Cgil ha fatto il punto sul tema presentando il suo ‘Primo Rapporto sulla Contrattazione Sociale Territoriale’ (approfondisci qui). Per il sindacato c’è ormai un intreccio ineludibile fra le politiche di welfare e quelle di sviluppo”.
“Siamo ancora nell’ambito di una congiuntura complessa, dove i miglioramenti saranno lenti”. A dirlo, infine, è la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia commentando i dati Istat. Marcegaglia sottolinea anche l’impatto sul lavoro: “La disoccupazione è all’8,5%, nei prossimi mesi dovremo gestire situazioni complesse di ristrutturazioni”. Per questo serviranno “grandi riforme perché il paese soffre di crescita troppo bassa”. Il Centro studi di Confindustria ha stimato per il 2010 una crescita del Pil pari all’1,1%.
Crisi economica. Previsioni nere per occupazione, debito pubblico e Pil
giovedì, 18 febbraio 2010
Un centro studi come l’Isae ha pubblicato oggi il rapporto sulle previsioni per l’economia italiana. L’Isae, che sul suo sito si definisce “un ente pubblico di ricerca che svolge principalmente analisi e studi a supporto delle decisioni di politica economica e sociale del Governo, del Parlamento e delle Pubbliche Amministrazioni” ha dipinto un quadro preoccupante per il futuro prossimo dell’Italia.
Il Pil italiano, se va tutto bene, potrebbe tornare ai livelli pre crisi ovvero al livello del 2007, solo nel 2013, spinto verso l’alto (se così si può dire) principalmente dal recupero delle esportazioni. Il mercato interno resterebbe infatti poco reattivo anche a causa dell’ulteriore rallentamento dell’occupazione, con un input di lavoro che continua la flessione seppur in maniera meno marcata rispetto all’anno scorso (-0,6 % nel 2010 era stato – 2,5% nel 2009). A differenza di quanto accaduto nel 2009 saranno però le persone effettivamente occupate a scendere relativamente di più, con un tasso di disoccupazione che si alzerebbe dal 7,8 % del 2009 all’8.8% nel 2010 e 2011.
L’Isae vede una recessione che seppur non particolarmente lunga, dal picco espansivo fissato in pieno Governo Prodi ad agosto 2007 al punto di minimo, che l’Isae fissa a maggio 2009, in pieno Governo Berlusconi, sono passati appena 20 mesi ma sufficienti a sperimentare una riduzione degli investimenti del 18 %, una riduzione della produzione industriale del 25 % ed una riduzione del Pil del 6,4 % “percentuali più ampie di quelle riscontrate nelle recessioni precedenti, anche in quelle più severe”. E se qualcuno volesse trovare consolante il fatto che non siamo soli in questa disgrazia, con soprattutto la Germania a farci compagnia, allora occorre tener presente che l’Italia è stata colpita duramente dalla recessione dopo un periodo di crescita al rallentatore , così da spostare indietro nel tempo le lancette del Pil molto più a casa nostra che nelle grandi economie europee: “i trimestri di produzione persi dall’Italia a seguito della recessione sono stati trenta, un numero più che doppio rispetto a quanto stimato per Germania e Francia.
Nerissima invece la
progressione del deficit e del debito in rapporto al Pil.
Il deficit, che nel 2008 era al 2,7 % del Pil, balza al 5,3 % nel 2009, al 5.1 % nel 2010 ed al 4,6 % nel 2011, numeri preoccupanti cui fanno seguito le generiche rassicurazioni di rito
dell’Istituto, se infatti si considera per il 2011 la manovra aggiuntiva, pari allo 0,4% del prodotto indicata nell’Aggiornamento del programma di stabilita’, spiega l’Isae, “il deficit
scenderebbe al 4,2% del Pil, un livello sostanzialmente in linea con quanto indicato nel documento governativo nello scenario di minore crescita”.
Per il rapporto debito/Pil i numeri sono: 114.8% nel 2009, 117.2% nel 2010 e 118,2 % nel 2011 ma, considerando la manovra aggiuntiva sopra ricordata, il debito pubblico si attesterebbe il prossimo anno al 117,8% del Pil. Un livello molto superiore a quello di paesi considerati ad un passo dal fallimento.
Pd, mozione Franceschini: “Errore della maggioranza del partito”
Decidere a maggioranza sulla composizione del listino di Burlando è “un errore grave che mette in un angolo il tentativo di lavoro unitario svolto sin qui e ripropone un modello di gestione del partito, legittimo, ma profondamente sbagliato, perché inevitabilmente destinato ad anchilosare i rapporti tra la maggioranza e le minoranze”. Lo afferma un duro comunicato della mozione Franceschini del Pd sulle scelte di ieri della direzione regionale del partito per le candidature alle elezioni regionali.
“La maggioranza del partito regionale con il voto di ieri sera – si legge nella nota – ha commesso un grave errore politico in una fase delicatissima come quella dell’ormai imminente avvio della campagna elettorale”.
“Una scelta di questa natura – prosegue il documento – dovrebbe essere evitata sempre, e a maggior ragione non dovrebbe essere praticata nel momento nel quale un partito ha bisogno del massimo di unità interna per affrontare con forza la costruzione di una coalizione e poi la battaglia elettorale. Che poi la rottura si sia determinata contro figure del riformismo cattolico è ancor più incomprensibile e pericoloso.
Soltanto qualche ora prima alla Spezia il più autorevole rappresentante dell’area cattolica della maggioranza bersaniana era passato con l’Udc rendendo dunque il tema della rappresentanza di questa sensibilità ancor più acuto e delicato all’interno del Pd. Invece di affrontare questo problema e risolverlo la maggioranza ha deciso di esercitarsi in una inutile prova muscolare”.
Decidere a maggioranza sulla composizione del listino di Burlando è “un errore grave che mette in un angolo il tentativo di lavoro unitario svolto sin qui e ripropone un modello di gestione del partito, legittimo, ma profondamente sbagliato, perché inevitabilmente destinato ad anchilosare i rapporti tra la maggioranza e le minoranze”. Lo afferma un duro comunicato della mozione Franceschini del Pd sulle scelte di ieri della direzione regionale del partito per le candidature alle elezioni regionali.“La maggioranza del partito regionale con il voto di ieri sera – si legge nella nota – ha commesso un grave errore politico in una fase delicatissima come quella dell’ormai imminente avvio della campagna elettorale”.
“Una scelta di questa natura – prosegue il documento – dovrebbe essere evitata sempre, e a maggior ragione non dovrebbe essere praticata nel momento nel quale un partito ha bisogno del massimo di unità interna per affrontare con forza la costruzione di una coalizione e poi la battaglia elettorale. Che poi la rottura si sia determinata contro figure del riformismo cattolico è ancor più incomprensibile e pericoloso.
Soltanto qualche ora prima alla Spezia il più autorevole rappresentante dell’area cattolica della maggioranza bersaniana era passato con l’Udc rendendo dunque il tema della rappresentanza di questa sensibilità ancor più acuto e delicato all’interno del Pd. Invece di affrontare questo problema e risolverlo la maggioranza ha deciso di esercitarsi in una inutile prova muscolare”.
Esportazioni: - 20,7%, mai così male dal 1970
Mai così male il commercio dall’Italia verso l’estero. Il 2009 si conferma un anno nero per l’economia italiana, anche su fronte delle esportazioni. Secondo quanto comunica oggi (15 febbraio) l’Istat, lo scorso anno, il commercio estero dell’Italia ha registrato una contrazione del 22 per cento, rispetto al 2008.
Gli analisti dell’Istituto di statistica aggiungono inoltre che si tratta dei peggiori dati sui flussi commerciali dal 1970, ovvero da quando esistono le serie storiche. Nello stesso periodo il saldo registrato è stato negativo per 1.791 milioni di euro, in fortissimo peggioramento rispetto all’attivo di 9.942 milioni di euro registrato nel 2008.
Sul dato mensile, però, si cominciano a vedere spiragli nel muro di gomma della crisi. Almeno per quanto riguarda Eurolandia. Nel mese di dicembre 2009, infatti, i flussi commerciali da e verso l’area Ue hanno registrato un aumento rispetto allo stesso mese del 2008. Per le esportazioni l’incremento è pari all’1,4 per cento mentre per quanto riguarda le importazioni l’incremento arriva al 9,1 per cento.
Il saldo commerciale, in ogni caso, resta negativo: l’ammanco è di 1.396 milioni di euro e mostrando un peggioramento rispetto a quello, pari a 350 milioni di euro, rilevato nello stesso mese del 2008. Per quanto riguarda l’export, si tratta di un dato in controtendenza, positivo per la prima volta dal settembre 2008, ovvero dopo 14 mesi.
A dicembre 2009 nel confronto con novembre, si registra inoltre un incremento in termini destagionalizzati del 3,3 per cento delle esportazioni e del 3 per cento delle importazioni. Negli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, poi, i dati destagionalizzati mostrano una crescita dello 0,3 per cento per i flussi in uscita e del 3 per cento per quelli in entrata.
Nel confronto con novembre, i dati destagionalizzati relativi all’interscambio complessivo presentano, a dicembre 2009, un incremento sia per le esportazioni sia per le importazioni, con tassi di crescita pari rispettivamente al 4,4 per cento ed all’1,6 per cento. Negli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, i dati destagionalizzati mostrano invece una flessione dello 0,2 per cento per le esportazioni e una crescita del 2,4 per cento per le importazioni.
Nel mese di dicembre, infine, la dinamica tendenziale delle esportazioni è stata negativa verso tutti i principali partner commerciali, tranne la Francia, la Spagna e il Regno Unito (rispettivamente +8,6, +3 e +2,4 per cento). Diminuzioni si sono registrate verso Grecia (- 8,5 per cento), Belgio (-6,5 per cento), Paesi Bassi (-5,8 per cento), Polonia (-4,9 per cento), Austria (-3 per cento) e Germania (-2,6 per cento).
Le importazioni sono invece cresciute da tutti i principali partner commerciali, tranne l’Austria; in particolare si sono registrati incrementi dalla Polonia (+ 30,3), dalla Spagna (+16,8 per cento), dal Regno Unito (+15 per cento), dalla Francia (+9,4 per cento) e dalla Germania (+8,6 per cento).
Università, vita da precaria "In pensione con 133 euro"
Centotrentatre virgola ottantadue euro: è la pensione mensile di Denise, 62 anni, precaria per ventisei anni all´Università di Genova. «In realtà adesso avrò un aumento, due euro in più al mese», sorride amara, Denise, che ha appena compiuto 62 anni. Denise Volpi è una dei trecento precari tecnici amministrativi che a dicembre 2008 l´Università di Genova ha "rottamato", ubbidendo alla legge Brunetta: «Per togliere il precariato però - riassume Milad Amini, fondatore dell´ex comitato lavoratori precari dell´ateneo genovese - ci hanno tolto di mezzo e hanno fatto fuori i precari».
La prossima settimana uscirà la graduatoria definitiva di un concorso bandito dall´Università per tecnici amministrativi, che doveva dare una risposta ai tanti storici precari, ma i posti sono 18 (nove riservati alle forze dell´ordine e ai disabili). Mille domande ricevute dall´Università: alle preselezioni si sono presentati in 670, allo scritto ne sono arrivati 342 e all´orale 130, adesso ci sarà una graduatoria con un centinaio di nomi.
«Dei precari licenziati nel dicembre 2008 siamo rimasti in 150 circa - spiega Angela Bevere, ex precaria, ora ultraprecaria, dell´Università, da quattordici anni - siamo tutti, oggi, sotto cooperativa, ovvero guadagniamo circa il 30% in meno di prima, per fare lo stesso lavoro. Due terzi di noi vanno avanti con contratti di tre-quattro mesi, un terzo ha contratti annuali. Questo concorso, che il rettore ci aveva presentato come risolutivo, è stato una farsa: nove posti per centocinquanta persone? Molti non l´hanno passato, non siamo più giovani e la metà di noi non ci ha neppure provato».
Il paradosso vuole che se Denise Volpi non avesse mai lavorato e potesse godere della pensione sociale riceverebbe 450 euro al mese. Invece lei, testarda, si è sempre data da fare. Come tutti gli altri colleghi. Denise dal 1982 al 2007 ha avuto contratti che venivano rinnovati ogni quattro mesi, negli ultimi due anni era arrivato il contratto annuale, ma era sempre rimasta allo stesso posto, per ventisei anni. Quando ha cominciato si chiamava biblioteca del Magistero, quando l´hanno cacciata via era biblioteca di Scienze della Formazione, ma era cambiato solo il nome. «Ho seguito tutti i corsi d´aggiornamento necessari, ero l´unica responsabile della catalogazione della biblioteca di Facoltà, anche per la sede distaccata di Savona», dice Denise.
Mai ricevuta la tredicesima, mai goduto della mutua, così come tutti i suoi colleghi ex precari (e oggi ancor più precari): proprio un anno fa il rettore Giacomo Deferrari e i vertici amministrativi dell´ateneo avevano incontrato più volte i dirigenti del ministero della Funzione pubblica, grazie al fitto lavoro del presidente della Regione Claudio Burlando. Adesso però è calato il silenzio sulla sorte professionale di queste persone che hanno accumulato dai sei ai vent´anni di precariato. «Burlando è l´unico che continua a chiamarci, a seguire da vicino la nostra storia senza lieto fine - dice Angela Bevere - ma è l´Università che deve trovare una soluzione che però non ha mai voluto trovare». Anche Deferrari però continua a incontrare i lavoratori, come avvenuto la scorsa settimana: «Ha avviato un nuovo calcolo dei carichi di lavoro delle diverse strutture, ci vorranno almeno due mesi però prima di avere questi dati», spiega Amini. Martedì scorso Italo Porcile, consigliere comunale Pd, ha presentato un´interpellanza urgente alla giunta sulla vicenda precari dell´ateneo, gli ha risposto l´assessore Andrea Ranieri che si è impegnato ad incontrare i vertici universitari per capire come aiutare i lavoratori e non si esclude una convocazione a Tursi del rettore Deferrari.
Titoli “spazzatura”, Regione perquisita 8 ore dalla Finanza
Alla fine della giornata l’assessore Giovanni Battista Pittaluga ha un sorriso stampato sulla bocca, anche se appena accennato. Ma è già molto, sul volto di un politico avvezzo a un fatalismo dalle venature lugubri e a frasi del tipo: «Le inchieste sono come la morte, prima o poi arrivano».
La carta, quel pezzo di carta che la guardia di Finanza cercava, sicura di trovare nei suoi uffici, non è saltato fuori e lui chiosa: «Non potevano trovarlo, non è mai esistito». Anche la procura di Milano, che ha inviato le macchine delle Fiamme Gialle fuori dalla Regione (e una è stata pure multata dalla polizia Municipale), era convinta di mettere le mani su quel documento. Invece niente.
Ma è un niente che non significa missione fallita. Anzi: è l’avvio di un nuovo giallo, di un mistero che ammanta la maxi inchiesta milanese sui fondi a rischio, sui titoli spazzatura rifilati agli enti pubblici italiani.
Nel mirino questa volta c’è Banca Nomura International. E c’è una serie di operazioni spericolate tra Grecia e Polonia, realizzate dai super-manager: rendite record, ma con rischi altissimi.
Tutto garantito dalla Regione Liguria, che si prendeva i rischi dell’operazione, lasciando i profitti nelle tasche degli intraprendenti funzionari della banca d’affari giapponese. Così, almeno, funzionavano le cose secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo.
Invece non è andata così, dice ora l’assessore regionale alle Finanze, il professor Giovanni Battista Pittaluga: «Nessuno ha mai autorizzato Nomura a condurre operazioni di quel genere». Ovvia deduzione? Se qualcuno ha mostrato in giro un documento di quel genere, sicuramente è un tarocco. «Oppure - insiste - Pittaluga c’è stata una connivenza da parte di qualcuno all’interno degli uffici regionali». Nell’uno e nell’altro caso, incalza,«saremmo stati noi i truffati».
Certo, non è una situazione semplice, quella vissuta ieri dall’assessore. Da quando i finanzieri in borghese penetrano nei suoi uffici, alle dieci del mattino, all’ora in cui affrontano di nuovo la “bussola” dell’ingresso, che fa tanto Grand Hotel, per tornare a Milano, passano più di otto ore.
Le illazioni si sprecano, e Pittaluga rimane tra l’incudine e il martello: c’è chi dice indagato, c’è chi dice imbrogliato, e nessuna delle due alternative può fare piacere al “dottor Sottile” della finanza regionale.
Alla fine le Fiamme Gialle se ne vanno che è già buio e lui accoglie tutti nella sala della Giunta. Indagato proprio no, spiega con un certo sussiego. «Al limite, potremmo noi, Regione Liguria, essere vittime di una truffa».
Per capire se il raggiro c’è stato, la Finanza ha spulciato tutte le carte. In mano aveva un mandato secco: o quei fogli saltano fuori, oppure si passa all’immediata perquisizione degli uffici di Pittaluga e della sua segreteria. Scartabellano, i finanzieri, in tutti i fascicoli dell’affaire Nomura. Quelli di carta e quelli telematici.
Alla fine se ne vanno con un faldone zeppo di carte. Ma i fogli del mistero, quelli proprio non saltano fuori. Quei fogli su cui si gioca tutta l’inchiesta:oqualcunolihafattisparire (come un po’ sospetta la Procura di Milano), o qualcuno, in Regione, ha fatto il furbo. O, ancora, qualcuno di Nomura è andato in giro per Paesi a rischio a rastrellare soldi, millantando un credito, la “garanzia” della Regione Liguria, che in realtà non è mai esistito.
FINCANTIERI, ORA SI TEMONO I LICENZIAMENTI
Fincantieri, il buio oltre la siepe. Ieri c’è stato un incontro romano tra i sindacati e l’azienda per fare il punto della situazione sui carichi di lavoro, in sostanza quante navi ci sono da costruire per il 2010 e quante persone dovranno andare in cassa integrazione. I dati non sono incoraggianti: dalle 1.000 persone attualmente in cassa, si passerà con tutta probabilità a 1.600 alla fine dell’anno. Se per quanto riguarda i cantieri liguri la situazione è critica ma non tragica, molta apprensione suscita lo stato dell’arte negli stabilimenti del Sud, in particolare Castellammare di Stabia e Palermo, ma pure Ancona si trova in forte difficoltà.
Per questi tre stabilimenti, tra estate e metà anno partirà la cassa integrazione straordinaria, cosa su cui la Fiom ha già promesso di dare battaglia. Guardando al mercato, si nota che gli ordini sono in ripresa, e va anche segnalato come Fincantieri sia stata l’unica società che nell’annus horribilis 2009 abbia incamerato un ordine per una nave da crociera. Il 2010 potrà essere l’anno della ripresa, ma ci sono due incognite: quanto sarà lenta questa ripresa, e quanto peserà la concorrenza degli altri cantieri europei, soprattutto sul fronte delle navi da crociera, dove - a detta dello stesso Micky Arison, numero uno del gruppo Carnival - la partita delle commesse Princess è ancora aperta, nonostante il tifo dei media tedeschi a favore degli stabilimenti Meyer Werft. Detto questo, se niente si muove, è il timore dei sindacati, il prossimo anno si potrebbe cominciare a parlare di ristrutturazione. «Per ora, stiamo ancora ragionando in una logica di situazione contingente - spiega Tiziano Roncone, segretario generale della Fim Liguria - il problema potrebbe arrivare il prossimo anno». Del resto, ancora in occasione dell’inaugurazione della “Costa Deliziosa”, avvenuta lo scorso sabato a Venezia, lo stesso amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, pur ancora come eventualità remota, aveva fatto riferimento alla possibilità di riorganizzare alcune strutture dell’azienda, in particolare quelle legate alla progettazione. «Comunque, la sensazione dell’incontro era quella di cercare una via di collaborazione» ha detto Bruno Manganaro, della Fiom Cgil di Genova. I sindacati chiederanno un incontro con il governo.
La sensazione, non nascosta in ambiente sindacale, è che il governo sulla questione cantieri si sia un po’ addormentato, dopo il documento firmato lo scorso dicembre che prevedeva, per l’appunto, una serie di garanzie alla navalmeccanica per potere in sostanza “passare la nottata”, come ad esempio lo scongelamento di alcune commesse per la Guardia costiera. Per quanto riguarda la Liguria, a Sestri pare confermata al 99% la commessa Oceania, e questo potrebbe alleviare la cassa integrazione, che oggi si aggira su una forchetta tra le 60 e le 140 unità. Al Muggiano nel 2010 la cassa dovrebbe attestarsi per 150-170 persone. Numeri ancora incerti a Riva, dove peraltro si registra un numero record di commesse sulla parte meccanica.
Soldi finiti, scuola vietata al supplente
Arriva a scuola con i compiti in classe corretti e viene informato che il suo contratto da supplente è scaduto perché non ci sono più soldi. La scena, tra farsa e tragedia, è accaduta in una media superiore ed è la triste conferma dell´allarme, rilanciato proprio ieri da Repubblica, della bancarotta finanziaria della scuola. Ecco la denuncia di Paolo Fasce, uno dei leader dei precari della scuola: «Non ci sono più soldi per pagarla. Il suo contratto non viene prorogato. E´ lo sconcertante comunicato che è stato dato dalla scuola superiore Patetta di Cairo Montenotte, in provincia di Savona, agli insegnanti supplenti sul finire del quadrimestre. Il mancato arrivo della maggior parte dei fondi ministeriali ha messo la scuola nell´impossibilità di prorogare gli incarichi dei docenti che coprono le assenze per maternità e le supplenze per malattia». Fasce spiega che «la situazione ha avuto aspetti surreali nel caso di uno dei rappresentanti savonesi del Comitato Precari e della Cisl, che è arrivato con una bracciata di verifiche corrette per i ragazzi, ma ha dovuto fermarsi sulla porta della classe, quando gli è arrivata la conferma della mancata stipula del nuovo contratto con cui seguiva tre classi dei geometri. Per il momento lezioni di inglese sospese, tranne che per una classe quinta grazie a un contratto ministeriale fino al trenta giugno». Secondo il comitato dei Precari, le ore senza insegnanti sono sempre più frequenti.
Un esempio di COERENZA
Tra le miserie di chi va con Bonino e Bresso, un esempio di COERENZA arriva dal Comune di Frosinone, dove l’assessore ROBERTO SPAZIANI (aderente a Comunisti Sinistra Popolare), appena saputo del probabile ingresso in giunta dell’UDC, ha fatto l’unica cosa seria e coerente per un comunista ed un uomo di sinistra: si è dimesso dalla giunta del Sindaco Marini. Rarità diamantifera nella miseria di questa sinistra attuale.
Comunisti-
Sinistra Popolare Liguria