SCUOLA (e università)
Università: quale protesta precaria a Genova?
17/10/09
Riceviamo dal Coordinamento nazionale precari università FLC CGIL, pubblichiamo e, prendendone spunto, commentiamo:
I ricercatori precari e gli studenti del Politecnico di Torino hanno occupato ieri 15 ottobre 2009 il
Rettorato, dove il Senato Accademico si accingeva ad approvare un disastroso piano di riorganizzazione dell'ateneo. Il Rettore Profumo ha allora, finalmente, concesso un tavolo di discussione
specifico allargato a tutte le componenti della comunità universitaria. Erano mesi che i coordinamenti dei precari universitari lo chiedevano, senza nessun risultato. Magicamente,
l'organizzazione di un presidio numeroso ha fatto sciogliere tutti gli ostacoli che impedivano il tavolo.
Quello che è accaduto a Torino – e che ci si augura inizi a portare risultati effettivi e concreti nella vita dell'Ateneo e in quelle dei precari universitari – non fa che confermare quanto il
coordinamento nazionale dei precari dell'Università FLC Cgil dichiara, scrive e mette in pratica da mesi: bisogna riflettere tutti insieme e, contemporaneamente, bisogna che ognuno dei precari,
ognuno di noi, agisca nelle proprie università. Non possiamo più permettere a chi ha le responsabilità di governo nelle università di continuare impunemente a sottrarsi al confronto sulla
questione del precariato universitario.
Come scrivono i precari di Catania, "la battaglia per un'università migliore è la battaglia per la dignità di tutti i suoi lavoratori".
Noi non vogliamo poltrone, ci bastano cento tavoli, uno per ogni università d'Italia.
Lì batteremo i nostri pugni, lì spiegheremo le nostre ragioni, lì rivendicheremo i nostri diritti. Fuori, invece, inizieremo ad esercitarli.
Coordinamento Nazionale Precari dell'Università FLC Cgil
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Ci rallegriamo per quanto accaduto a Torino: questo è ciò che noi definiamo “lotta” efficace.
Ci chiediamo perché questo non avvenga anche a Genova e pensiamo di trovare la risposta nell’assoluta inesistenza di un movimento precario davvero “in lotta”.
Ciò per una serie di motivi che sinteticamente possono essere sotto riportati:
a. manca assolutamente una relazione tra tutte le “componenti precarie” d’Ateneo. La protesta dei precari della ricerca non è collegata a quella dei precari amministrativi; i ricercatori precari di Lettere non hanno gli stessi problemi di quelli delle facoltà scientifiche (e quindi non trovano modalità comuni di protesta né condividono uguali obiettivi). Il naturale “servaggio”, che contraddistingue da sempre il ricercatore precario in questo paese, si esprime secondo modalità diverse tra facoltà e facoltà, dipartimento e dipartimento, isolando di fatto i ricercatori precari e tutti gli altri lavoratori “atipici”.
b. Non esiste una concreta volontà di portare avanti proteste “vere” come quella di Torino. Si ritiene che basti il dialogo con autorità accademiche (i Magnifici o i Chiarissimi di turno) o con istituzioni locali (Regione) affamate di voti in periodo elettorale. Tali autorità si danno naturalmente e benignamente disponibili, sostenendo incontri su incontri e temporeggiando in attesa che gli eventi si calmino da soli e che magari i precari, riuniti in comitati spesso poco partecipati, desistano prima o poi dal portare avanti le loro rivendicazioni.
c. Gli studenti universitari fanno corpo a sé. Quelli dell’onda si ritrovano arroccati nelle loro piazzeforti di Via delle fontane; la maggioranza silenziosa è, non solo silenziosa, ma assolutamente abulica e incosciente dei problemi dell’università. In tale contesto i problemi degli uni (studenti) non si incontrano con quelli degli altri (precari ricercatori e amministrativi) e non producono assolutamente nulla se non iniziative isolate e velleitarie.
Noi crediamo che sia indispensabile promuovere la relazione tra le diverse parti in lotta nell’Ateneo: per questo motivo è necessario dotarsi di spazi d’incontro e di comunicazione (un “Osservatorio” sul precariato nell’Università di Genova, ad esempio? Un comitato allargato permanente composto da rappresentanti dei ricercatori, degli amministrativi e degli studenti?) che riescano finalmente a “mappare” l’universo del precariato accademico genovese, cogliendone i punti di forza, le rivendicazioni puntuali e le situazioni reali così da produrre una sintesi d’insieme.
Senza questo lavoro preliminare, senza lo sforzo di mettersi in relazione, tutto ciò che rimane, pur
agito in buonissima fede, è aria fritta.
Lotta di classe (a scuola)
29/09/09
Che differenza passa tra una classe di una scuola privata o pubblica-equiparata con 4 alunni ed una di una scuola di stato con 41?
La risposta è semplice: la differenza è "di classe".
I 4 alunni della scuola privata/pubblico-equiparata avranno a disposizione un insegnante che li curerà, grazie all'esiguità del numero, come un precettore dell'antica Roma faceva con un rampollo dell'aristocrazia al potere.
I 41 alunni della scuola di stato avranno un docente che non potrà mai svolgere la sua attività di docenza e si rassegnerà a svolgere il ruolo del puro e semplice sorvegliante.
Quale matematica? Quale italiano? Soprattutto quale scuola del merito?
La scuola statale non potrà soddisfare i bisogni di crescita individuale e sociale (garantiti dalla costituzione) dei figli della massa (sub)lavoratrice e sottoproletaria; la scuola privata/pubblico-equiparata permetterà alle élite di crescere i propri figli in una situazione di sempre maggiore ineguaglianza sociale.
Sta accadendo in Italia, sta accadendo in Liguria, sta accadendo a Genova (ITIS CALVINO).
Riportiamo un articolo significativo tratto da LA STAMPA di oggi.
La carica dei 41
MARIA MADDALENA LOMBARDI
«Situazione indecente, fa troppo caldo e non abbiamo lo spazio per scrivere»
«Ci chiedono di valorizzare il merito ma non ci mettono nelle condizioni di farlo»
NOVI LIGURE (Alessandria)
Maria Maddalena Lombardi insegna Italiano e Storia all’Itis Ciampini di Novi Ligure. Quest’anno si è ritrovata con 41 studenti in una Terza. Qui racconta la sua esperienza,
comune a molte scuole dopo che la riforma ha cancellato il tetto di 30 come numero massimo di allievi per classe.All’inizio sembrava una situazione troppo assurda per prenderla sul serio. E con i
colleghi ci scherzavamo. «Sono quarantuno, cosa fa chi entra in classe lunedì alla prima ora?». «L’appello, e l’ora è finita». Il 14 settembre gli allievi sono quarantuno: «E potrebbero diventare
quarantaquattro», devo metterli in fila per sei col resto di due?
Poi si entra in classe davvero. I quarantuno sono sistemati nell’aula magna, in cui in genere riuniamo il collegio dei docenti: con sedie rosse, imbottite e comode, e senza
banchi. Per loro è persino divertente... Io attacco: «Oggi va così, ma dalla prossima volta vorrei che mi scriveste qualcosa di voi, così vedo a che punto siamo con l’espressione scritta...»
«Come facciamo ad appoggiarci per scrivere, prof?». I ragazzi vengono trasferiti in un’aula più piccola, ma con sedie dotate di piano d’appoggio estraibile... Riempiranno, chi più chi meno, un
paio di facciate di protocollo raccontando un po’ della loro vita.
Prima regola: imparare al volo i loro nomi, importante sempre, fondamentale in questo caso, per motivi molteplici: controllarli, richiamarli, zittirli… E far loro capire
che ci stanno a cuore, che attraverso il nome ciascuno è se stesso, è una persona, e non il numero «X» dei quarantuno della 3B… È ciò per cui facciamo questo mestiere, una scommessa in molti
casi: speriamo che non diventi un incubo. Speriamo.
Finisce la settimana, si fa lezione. Si parla della lingua italiana, di quanto sia varia e perché lo sia. Molti ascoltano, alcuni, non pochi (sarà perché sono così tanti?)
partecipano, alzano la mano, chiedono... Qualcuno aveva tentato: «Non si può far lezione in quaranta!». Subito sistemato: «La lezione la devo fare io; voi potreste anche essere duecento come
all'Università ma dovete starmi a sentire!»: bugia per prendere tempo, perché non siamo all'Università, siamo in un istituto di scuola secondaria superiore, dove potrò fare delle lezioni ex
cathedra - in uno spazio angusto dove persino la domanda che chiede di approfondire, o il legittimo «Non ho capito» sono fattori di confusione - per due, tre settimane, e poi? Li interrogherò? Un
mese per sentirli tutti? Farò fare una verifica scritta? Con quale livello di concentrazione?
Scrive Alex: «Sono arrivato alla terza in una classe di 41 alunni nella quale è quasi impossibile scrivere e a volte anche respirare»; Massimiliano: «È impossibile lavorare
con persone che fanno confusione, con difficoltà nello scrivere per lo spazio e con un caldo terrificante…»; Marco: «È una situazione indecente, non si può convivere in una classe in così
tanti».
E meno male che insegno Lettere… Infatti il peggio è che hanno scelto questo indirizzo desiderosi di frequentare i laboratori, che in due settimane non hanno neppure visto
da lontano, perché la sicurezza, già approssimativa in classe, verrebbe totalmente a mancare e l’impossibilità di collocare ciascuno in una singola postazione vanificherebbe la didattica. Simone:
«Questa situazione ti fa un po' passare la voglia».
Penso con amarezza alle tante circolari che giorno dopo giorno ci sommergono… Il 2010 sarà l’anno in cui si dovrà fare il punto a livello internazionale sugli obiettivi
della Conferenza di Lisbona del 2000 in merito al contenimento della dispersione scolastica… ammassare più di trenta ragazzi in classe (noi con quarantuno non siamo neppure un esempio ma un
paradosso) è un valido strumento per tenere i giovani legati alla scuola almeno fino alla maggiore età? È una via praticabile per innalzare il livello medio dell’istruzione nazionale? È un
ausilio all’educazione della cittadinanza vedere calpestato (in nome di cosa?) il diritto all'istruzione sancito dalla Costituzione? O quelli deboli, come dice Verga, «se li ingoia il
mondo»?
E ancora. Dal 2007 la legge ha regolamentato la valorizzazione delle eccellenze, ad esempio assegnando ai meritevoli premi in denaro alla fine del triennio di scuola
superiore. In questo gruppo ci sono anche ragazzi molto bravi, che hanno concluso il biennio con ottimi voti: come potranno esprimere la loro eccellenza?
L'ultima newsletter giunta dal ministero dice che la scuola del 2009-2010 dovrà essere «non ingessata, ma flessibile rispetto alle specifiche necessità, in grado di
stimolare continuamente la curiosità e creatività dei ragazzi».
Per ora ripiegano i piani d’appoggio delle loro seggiole e riassettano l'aula perché sta per suonare. «Speriamo che domani si sappia qualcosa». Speriamo. «Arrivederci
prof!»...
insegnante di Italiano e Storia
Itis «G. Ciampini», Novi Ligure
Dei ricercatori precari e della loro naturale predisposizione al servilismo (ovvero della necessità della presa di coscienza di classe)
Ci si chiede spesso quale sia il peccato originale per il quale tra i precari dell'università, nel mare magnum del sistema baronale accademico, sia così difficile trovare movimenti di reale aggregazione e, di conseguenza, strumenti di rivendicazione e di lotta.
Un articolo tratto da Micromega (numero del 7 settembre 2009) lo spiega efficacemente e si pone quale spunto fondamentale nel tentativo di sviluppare una vera "coscienza di classe" tra i precari dell'università, specie-emblema dello schiavismo moderno.
Eccolo:
La precarietà accademica, ovvero il gioco del silenzio
di Ilaria Agostini, ricercatrice-docente precaria
(da MicroMega del 7 settembre 2009)
È legittimo chiedersi perché in Italia i precari, forza numericamente rilevante, assorbano in silenzio i colpi impietosi loro inferti da un sistema lavorativo che, qualche decennio fa, avrebbe
procurato notti insonni a datori di lavoro, privati o pubblici, a imprenditori o rettori. Il fenomeno dei lavori a termine conosce, nell'ambiente universitario, dove peraltro ha dimensioni dilaganti,
la sua massima espressione di afasia: al ricercatore-docente avventizio, con mansioni da "adulto", ma status di "giovane" individuo non ancora accolto dalla comunità, è precluso l'ascolto e la
parola. Non sente la voce ufficiale dell'istituzione che lo esclude, più per consuetudine che per legge, dalle assise accademiche e dalla vita "democratica" di ateneo, adducendo a motivo la
intrinseca inafferrabilità della categoria precaria. Anche la voce sindacale, cui il lavoratore disagiato è tradizionalmente sensibile, è flebile: i sindacati stentano ancora ad accettare tanta
perversione in un territorio da sempre off-limits.
Il lavoratore provvisorio non sente il richiamo del branco, che non esiste. Il temporaneo della ricerca e della docenza universitaria non è un animale gregario, si mantiene su posizioni di autismo
culturale; individuo solingo in un ecosistema ostile, si concentra sulla propria sorte e ricama su se stesso. I colleghi li ritiene competitori diretti, a maggior ragione se precari anch'essi; anzi,
più il lavoratore è instabile, più teme i suoi simili. L'unico riferimento esterno è, per il ricercatore avventizio, il professore-madre.
Il rapporto filiale tra professore e allievo, premessa indispensabile alla comprensione del fenomeno, merita qui un approfondimento. Seguiamolo dalla nascita. Il professore individua nella
popolazione studentesca un soggetto in cui, per affinità impalpabili, riconosce la propensione alla prosecuzione della scuola; lo tiene sott'occhio, gli propone la tesi, lo segue fino alla laurea; lo
sostiene come candidato dottorando: sono così posti i fondamenti della subordinazione diretta del giovane al professore. L'individuo "analogo" accede al corso di dottorato, ed ha una borsa per tre
anni. È la metamorfosi: il precario esce dal bozzolo; inizia il percorso di precariato vero e proprio, costituito da una sequenza di assegni e borse, di premi e concessioni. Si manifestano ora,
acuti, i segni della dipendenza, alimentati dalla promessa di una prossima (ma mai troppo) dipartita dell'individuo anziano che consentirebbe "automaticamente" l'accesso ai ruoli del giovane:
mors mea, vita tua. Per inciso, è in questa fase che, nella contraddizione tra la natura pubblica dell'università e l'aspirazione personale alla discendenza culturale, si rende evidente la
labilità, nell'accademia, del limite tra pubblico e privato. Ma di questo non tratteremo.
Il comportamento del ricercatore caduco, date le premesse, è fortemente condizionato dai desiderata, anche inespressi, del professore-madre e dai suoi stili di vita. Lo imita. Se il
professore è poco sociale e dedica tempi lunghi alla ricerca in laboratorio o in biblioteca, il precario, per analogia, non partecipa alla vita collettiva della società di cui, nonostante tutte le
ritrosie, pure fa parte. E, sempre per analogia, mantiene il silenzio. Ma - e qui risiede l'interesse del caso in esame - se il professore pratica invece vita sociale, sforando nei casi più estremi
nella politica attiva, il precario anziché seguire le orme del prof-madre, inaspettatamente ne disconosce l'autorità su tale versante comportamentale e insiste nel non professare sociabilità. Le
motivazioni sono molteplici e complesse, ma possiamo riassumerle in due filoni principali:
1) la finitezza delle risorse a disposizione dell'individuo più giovane: il lavoratore avventizio, multifunzionale per natura, esercita la propria provvisorietà in molti campi ed è perciò poco
propenso a disperdere energie e ad impegnarsi in attività sociali, sindacali o politiche che non gli garantiscano direttamente la sopravvivenza economica. Risultato: meglio astenersi, non c'è né
forza né tempo.
2) la fugacità dell'esistenza lavorativa del temporaneo (e della sua esistenza in vita tout court): l'intermittente adotta perciò comportamenti mimetici, non si espone, non eccelle mai, sa
che ogni mossa falsa può renderlo riconoscibile e designarlo come vittima ad un predatore, o all'individuo amico che ne dispone vita e morte. Ancora una volta tace.
Infine, un'ulteriore causa dell'afonìa del lavoratore sporadico è ravvisabile nel controllo esercitato su di esso dai suoi simili: la diffidenza gli è costantemente dimostrata dai colleghi decidui
che mai sono favorevoli allo scatto in avanti del singolo, al grido di sdegno, alla manifestazione di consapevolezza, allo strappo nella tela, e sempre invece animati da un sentimento misto di paura
e vergogna. Paura per caducità; vergogna per sottostima indotta («se non ce l'ho fatta, è colpa mia...» è il refrain del non-assunto).
Il silenzio, in sintesi, si configura come risultato di pratiche individuali - ma estese capillarmente a tutta la popolazione precaria - di autocensura, autorepressione e autosegregazione,
determinanti l'astensione di forze vitali dalla vita socio-politica di un paese che, è evidente, ne soffre la mancanza.
Non è facile individuare una soluzione al mutismo generazionale, se un governo (prima o poi) non dimostrerà la volontà di ridimensionare il fenomeno dei contratti creativi. Nell'attesa di tempi
migliori, da parte dei lavoratori afasici sarà necessario acquisire consapevolezza delle condizioni di lavoro premoderne (non diremo schiavistiche per non offendere gli animi più sensibili) cui sono
sottoposti, condizioni che tolgono diritti fondamentali a chi lavora, e che sanciscono una frattura sociale inaccettabile: da una parte i privilegiati (gli "strutturati") con tutele e scatti
stipendiali legiferati, e dall'altra i dannati, i free-lance senza protezione. La presa di coscienza sul piano dei diritti dovrà affiancarsi ad una rilettura disincantata dell'impalcatura di
privilegi che avviluppa il sistema universitario, cui l'avventizio (già cripto-barone) aspira ad accedere, privo del desiderio di apportarvi modifiche. Senza questo esercizio critico l'istituzione
non potrà risanarsi, autoriproducendosi anzi nelle sue deformità o, se è possibile immaginarlo, acuendole.
Consapevolezza dei diritti e critica dei privilegi, su questi punti è necessario operare per avere un lavoro dignitoso, per non insegnare più gratis, per dare continuità alla ricerca. Per poter
parlare.
Sulle classi sovraffollate a Genova - solidarietà con la protesta dei genitori e degli insegnanti dell'ITIS I. Calvino
Riceviamo dal Comitato Precari Liguri della Scuola e pubblichiamo.
17/09/09
Il Comitato Precari Liguri esprime solidarietà e appoggia le richieste del Comitato Genitori e Insegnanti ITIS I. Calvino - Genova che segnala la costituzione di due classi seconde a seguito di un
accorpamento di tre classi prime.
Se mette in evidenza il fatto che le due classi di 32 e 33 alunni così formate sono fuori norma, anche a detta della stessa dott.ssa Dominici, direttrice dell'Ufficio Scolastico Regionale (si veda
l'intervista
rilasciata a TeleNord e trasmessa giovedi' 10 settembre alle ore 8.15 durante la trasmissione di Giovanna Rosi) che ha esplicitato il fatto che 31 è il numero massimo di alunni per classe consentito
dalla vigente normativa.
Appare evidente che 31 alunni è già un numero alto e che le medie fornite dalla dott.ssa Dominici sono spesso poco significative per motivi di ordine strettamente statistico. I matematici hanno
accolto da tempo le obiezioni di Trilussa, tanto è vero che per descrivere una situazione reale vengono proposti diversi indici statistici (media aritmetica, moda, mediana...) corredati di ulteriori
parametri (varianza) che consentono di valutare meglio la distribuzione reale.
Si pensi al seguente esempio: 9 classi prime di 31 alunni e una classe di 19. Si potrà anche dire che la media è "inferiore ai 30 alunni per classe", ma la realtà dei fatti dice che ci sono 279
alunni che vivono in classi di 31 persone e 19 che vivono in una classe piccola. Si dirà che si devono spostare gli alunni nella classe piccola. Allora si vada a spiegare ai genitori del Liceo
Leonardo da Vinci che vivono in zona Manin che una decina di loro dovranno andare in via Allende (Molassana) per avere una media meglio distribuita. Oppure si dica ai genitori degli alunni
dell'Istituto Montale che per identico motivo, quasi una trentina di loro dovrà spostarsi da via Timavo (Sturla) a Via del
Castoro (Marassi).
E per carità di patria non approfondiamo la questione relativa al numero di allievi diversamente abili che sono stipati in certi istituti professionali.
Tutto questo considerato, il Comitato Precari Liguri chiede che i dati relativi al numero di alunni per classe nella nostra regione vengano resi pubblici in maniera sistematica e scientifica, onde
consentire agli interlocutori in campo (istituzioni ed uffici scolastici, sindacati, comitati di insegnanti precari e di genitori) di "lottare ad armi pari" su dati ufficiali sui quali, anche come
genitori, vogliamo tutti ragionare con la massima onestà intellettuale.
Per evidenti ragioni di interesse materiale (una classe in più significa qualche posto in più per gli insegnanti specializzati, ma precari, che attendono nelle Graduatorie ad Esaurimento), ma
prima
ancora per l'interesse collettivo che la richiesta del Comitato Genitori e Insegnanti ITIS I. Calvino esprime riguardo la qualità formativa dei 65 alunni delle due seconde, il Comitato Precari
Liguri
della scuola ADERISCE alla manifestazione indetta dal Comitato Genitori ed Insegnanti per le ore 13.16 di venerdì 18 settembre, coincidente con l'orario di uscita degli studenti da scuola.
Si allega la lettera redatta dal Comitato Genitori, spedita alle istituzioni scolastiche istituzionali che devono affrontare e risolvere la questione. Immaginiamo che il supporto dei media sul tema,
possa
essere utile ad una più celere soluzione della questione.
Precari scuola: nuove iniziative a Genova e a Savona
Il Comitato Precari Liguri della Scuola, d'intesa con il Coordinamento SOS Scuola di Genova e
COBAS Scuola Genova, in occasione della manifestazione indetta da CGIL, CISL, UIL
e SNALS per il pomeriggio di Lunedì 14 settembre, primo giorno di scuola in Liguria, aderisce all'iniziativa confederale e la arricchisce secondo la modalità seguente.
Alle ore 11.00 si attiverà un presidio degli insegnanti precari senza cattedra e degli ATA senza incarico presso l'Ufficio Scolastico Regionale sito in Via Assarotti a Genova.
I presidianti saranno raggiunti da colleghi, genitori e studenti (che lo vorranno) man mano che le lezioni del primo giorno di scuola termineranno.
Alle ore 14.00, sempre in via Assarotti, verranno lette le 10 domande al Ministro Gelmini predisposte dal Comitato Precari
Liguri sul modello di quelle proposte dai precari napoletani e lette in occasione del presidio di sabato scorso in viale Trastevere presso il MIUR.
Copie di tali domande verranno lasciate presso gli uffici di via Assarotti in maniera tale che la Direttrice Scolastica Regionale, dott.ssa Anna Maria Dominici e la Direttrice Scolastica delle
province di Genova e La Spezia, dott.ssa Rosaria Pagano, possano inoltrarle al
Ministro Gelmini.
A seguire i presidianti si trasformeranno in manifestanti, e si recheranno in P.zza Corvetto dove convergeranno per le ore 15.00 in prefettura a sostenere l'iniziativa confederale.
In quel contesto verranno lette ancora una volta le 10 domande al Ministro Gelmini che verranno consegnate al Prefetto di Genova, dott.ssa Annamaria Cancellieri, in maniera tale che possa inoltrarle
al Governo italiano.
A Savona il Comitato Precari Liguri della Scuola prenderà parte coi propri vessilli alla manifestazione indetta dai sindacati confederali, prevista per le ore 16.00 in piazza Sisto IV.
Sul tema dei "Contratti di Disponibilità", vergognosamente chiamati "salva precari" e che definiamo più correttamente "ammazza precari",
Il Comitato Precari Liguri della Scuola fa propria la posizione del Coordinamento Precari della Scuola Nazionale illustrata di seguito:
Il Coordinamento Precari Scuola, organizzatore della manifestazione del 15 luglio in P.zza Montecitorio, ritiene assolutamente insufficiente la proposta elaborata dal Governo d´istituire, tramite
accordi specifici con le singole regioni e con le forze sindacali, i cosiddetti contratti
di disponibilità.
Le motivazioni della nostra contrarietà si concentrano essenzialmente su quattro punti:
1) Siamo contrari ad una situazione nella quale, in base alle singole scelte delle regioni ed ai fondi che queste ultime decidono di investire per finanziare i suddetti contratti dipende il
futuro
lavorativo degli insegnanti ed ATA e la loro possibilità di lavorare o di percepire un reddito nel periodo di disoccupazione.
2) Da questi contratti verrebbero completamente tagliati fuori tutti coloro che, o per scelta o per necessità, hanno lavorato per uno o più anni nella scuola tramite le supplenze d´istituto e che ora
si vedranno completamente tagliati fuori sia dalla possibilità di lavorare che dai sussidi che verrebbero erogati dalle regioni.
3) Da questi contratti è tagliato fuori tutto il personale ATA.
4) Non comprendiamo le ragioni per cui, invece di assumere a tempo indeterminato i lavoratori che quotidianamente operano nella scuola, garantendo una migliore qualità dell´istruzione e una
continuità didattica per gli studenti, il Governo prima taglia miliardi di euro dalla Scuola Pubblica Statale per poi far pagare alle regioni uno stipendio mentre quello stesso lavoratore avrebbe
potuto rispondere meglio al bisogno complessivo d´istruzione se avesse lavorato per tutto l´anno su quel posto che si era liberato.
Siamo assolutamente consapevoli della necessità, per la maggior parte dei nostri colleghi, di sopperire alla pesante ondata di licenziamenti nella scuola attraverso sostegni al reddito, ma siamo
ugualmente convinti del fatto che la priorità per tutti noi è quella di lavorare nel contesto migliore possibile.
Per questi motivi ribadiamo con forza la centralità delle nostre richieste:
-) ritiro dei tagli di cui è stata oggetto la Scuola Pubblica Statale;
-) assunzione a tempo indeterminato sui tutti i posti vacanti e disponibili;
-) Aumento dei finanziamenti per la scuola pubblica e statale.
9 settembre 2009: il Consiglio dei Ministri ha approvato il provvedimento salva precari all'interno del decreto Ronchi e lo realizza grazie al contributo delle Regioni. Il provvedimento realizzato, riguarderà circa 13.000 docenti.
Il provvedimento è valido solo quest’anno: forse perché i nuovi tagli annienteranno i precari superstiti?
I precari dicono no ai contratti di disponibilità perché:
1) chi firmerà i contratti di ‘disponibilità’ dovrà obbligatoriamente accettare tutte le sedi scolastiche che gli verranno offerte in regime di priorità: così facendo avrà diritto agli agognati 12 punti.
2) L'indennità di disoccupazione con requisiti ordinari sarà di 8 mesi o di 12 per chi ha superato i 50 anni di età.
3) Il trattamento è un contratto subordinato. I precari dovranno versarsi i contributi. Il trattamento si interromperà quando al lavoratore verrà prospettato un nuovo contratto (anche breve ed a cui non potrà dire di no) ma anche rifiutando di essere avviato ad un progetto individuale di reinserimento nel mercato del lavoro; non accettando l'offerta di un lavoro inquadrato in un livello retributivo non inferiore al 20% rispetto a quello delle mansioni di provenienza; non accettando, infine, di essere impiegato in opere e servizi di pubblica utilità.
INVITIAMO I SINDACATI A NON FIRMARE ALCUNA INTESA SULLA TESTA DEI PRECARI E DEL MONDO DELLA SCUOLA.
Comunicato stampa COBAS - 7/9/09
Sta ormai per iniziare il peggior anno scolastico della storia della Repubblica. Se una grande azienda licenziasse 20.000 precari,parleremmo del più grande licenziamento di massa della storia italiana. È quanto accade nella scuola. Ventimila precari si ritroveranno senza posto. Anche in Liguria è iniziata la lotta. Presidio permanente davanti all'Ufficio Scolastico Provinciale di
Genova,con partecipazione anche dei precari savonesi. Ma in queste ore è esploso il caso della classe da 38 alunni!Alcuni genitori hanno rivelato ai Cobas che l'Ipsia di Cairo Montenotte starebbe per "varare"(si fa per dire)una classe di 38 alunni! Non solo:questa classe avrebbe due ragazzi disabili e ben 10 stranieri. Non essendo possibile tutto questo, i Cobas hanno scritto all'Ufficio Scolastico Provinciale per avere una smentita,tuttora non arrivata. L'enormità del caso sarebbe evidente:al di là del fatto che,con due portatori di handicap,non si possono superare i 20 alunni e che l'aula dovrebbe essere enorme per rispettare le cubature previste dalla legge,nessun docente, neanche in compresenza,potrebbe controllare una classe di questo tipo.
Cobas scuola notizie 7.9.09
Riceviamo dal Comitato Precari Liguri della Scuola e volentieri pubblichiamo:
Genova, 6 settembre 2009
L'Assemblea del Comitato Precari Liguri della Scuola, riunita il 3 settembre presso il Circolo Matteotti di Genova:
-) appoggia incondizionatamente le forme eclatanti di protesta dei precari in diverse città.
-) farà proprie ed attuerà iniziative analoghe a quelle sviluppate a Milano, Napoli, Catania, Palermo, Benevento, Salerno, Roma, anche nella città di Genova e nelle altre province liguri.
-) ritiene che di fronte ad un attacco senza precedenti alla scuola pubblica, che coinvolge precari, insegnanti di ruolo, genitori e tutti i cittadini e cittadine italiai e stranieri residenti nel nostro paese, ci siano le condizioni per uno sciopero generale nazionale e unitario della scuola che blocchi l'inizio delle lezioni.
Quest'ultima iniziativa avrebbe anche l'effetto di far sì che i media, anziché mostrare per l'ennesima volta i bambini con il quaderno nuovo e i liceali coi brufoli, parlino davvero dei problemi della scuola.
L'Assemblea accoglie la proposta dei colleghi presenti in sala e delibera una settimana di presidio quotidiano di fronte alla Direzione Scolastica Regionale di Via Assarotti a Genova.
Riguardo le iniziative del comitato, nelle prossime settimane saranno le seguenti:
1) a partire da Lunedi' 7 settembre alle ore 10.00 presso l'Ufficio Scolastico Regionale di Via Assarotti a Genova si terrà un presidio permanente. In tale occasione i precari e tutti gli operatori della scuola potranno elaborare le richieste concrete da portare al tavolo. A questo presidio hanno dato esplicita adesione i responsabili della FLC CGIL di Genova e i COBAS Scuola di Genova.
2) durante le giornate del presidio, in orari da stabilirsi, gli insegnanti precari (e i manifestanti disponibili) si improvviseranno come lavavetri, fornendo agli automobilisti passanti un servizio gratuito e, contemporaneamente, un elenco di riferimenti su varie aree cittadine e di diverse materie, di insegnanti disoccupati al fine di procacciare loro delle ripetizioni private per il sostentamento minimale delle loro famiglie.
3) durante le giornate del presidio si procederà ad incatenamenti simbolici, ad esibizioni scenografiche (precari in mutande) e a scioperi della fame a staffetta.
4) Nei giorni, settimane, mesi che verranno, il Comitato Precari Liguri della Scuola si renderà disponibile a collaborare con quelle realtà locali, ancorate sul territorio, che sviluppano attività di supporto a ragazzi deboli o disagiati, anche attraverso semplici ripetizioni gratuite, o con attività piu' articolate.
5) Il CPLS parteciperà ad iniziative sul territorio, in collaborazione coi sindacati confederali, che porteranno lezioni e ripetizioni in piazza, a rotazione su tutto il territorio cittadino.
6) Il CPLS aderisce all'iniziativa promossa dal Coordinamento Genitori Democratici, relativa ad un convegno propositivo sulla scuola "La scuola che vogliamo... e quella della Gelmini" che faccia il punto sulla situazione e rilanci proposte operative e concrete sul miglioramento del servizio pubblico scolastico.
Distinti saluti.
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In tutta l'Italia i comitati afferenti al Coordinamento Precari Scuola Nazionale, organizzatore della manifestazione del 15 luglio in P.zza Montecitorio, stanno organizzando eventi e manifestazioni
di protesta, suggeriamo di aderire e promuovere queste iniziative.
Moltissimi sono i Gruppi di Precari della Scuola su Facebook.
Il Comitato Promotore:
Comitato Precari Catania: Antonio Giuseppe Condorelli agcondorelli@yahoo.it Comitato Precari Liguri: Paolo Fasce paolo@fasce.it Comitato Precari Roma: Giovanna Mazzullo giomazzullo@gmail.com
Comitato Precari Scuola Ravenna: Edmondo Febbrari eddiefebbrari@hotmail.com Coordinamento Lavoratori della scuola 3 ottobre Milano: coordinamento3ottobre@gmail.com Coordinamento Precari Napoli:
Antonella Vaccaroprecarinapoli@libero.it Coordinamento Scuola Mantova: Ilenia Argentoi.condorcet@hotmail.it Forum Precari Scuola sez. Palermo: Maria Pia Labita labita0@gmail.com Movimento Insegnanti
Precari Roma: movimentoinsegnantiprecari@gmail.com
Rete Docenti Precari Marche: Melanie Segal melaniesegal@libero.it Rete Docenti Precari Bari: Antonino Buonamico amicanto@yahoo.it Rete Nazionale Precari della Scuola:
http://docentiprecari.forumattivo.com
Rete dei Precari della Scuola di Pisa: Daniele Ippolito precariscuola.pisa@gmail.com Rete Organizzata Docenti e ATA Precari del Veneto: Manuel Cecchinato manuel.posadas@libero.it Rete Precari
Livorno: Marco Marmeggi stil1@hotmail.com Rete Precari Terni: Daniela Ricci da.ricci@tiscali.it
Comunicato stampa sulla situazione dei precari della scuola
Le politiche neoliberiste – ormai sarebbe meglio dire “vetero” –, applicate da questo governo con vent’anni di ritardo rispetto ai Chicago Boys di Friedman, hanno il duplice scopo di tagliare i servizi e di umiliare le istituzioni pubbliche. Nel suo attacco alla scuola statale, Berlusconi applica pedissequamente una teoria ultracapitalista che ormai nemmeno più negli Stati Uniti ha molti seguaci: così facendo alimenta una tensione sociale che giocoforza gli si ritorcerà contro.
Nelle fabbriche e nelle piazze la gente, da tempo ipnotizzata dai giochi sporchi del duopolio Mediaset/RAI, sta però cominciando a realizzare la realtà virtuale da barzelletta in cui questa destra ottusa e retrograda l’ha precipitata, spesso con l’aiuto di un centrosinistra incapace o, peggio, connivente. La gente sta prendendo coscienza, ancora una volta, di quella che noi chiamiamo in termini attualissimi “lotta di classe”.
In questo senso noi di Comunisti-Sinistra popolare Liguria:
- ci schieriamo a fianco dei lavoratori della scuola, insegnanti e precari, che in questi giorni subiscono un vero e proprio “licenziamento statale di massa”;
- chiediamo a tutti i partiti, qualora intendano fare VERA opposizione alle politiche fascistoidi del governo, di avanzare nelle sedi preposte, in parlamento e negli enti locali, mozioni e proposte in difesa della scuola statale;
- giudichiamo inappropriata e offensiva l’ipotesi di una cassa integrazione mascherata per decine di migliaia di docenti;
- annunciamo l’avvio di una capillare attività di base, volta ad evidenziare le catastrofiche conseguenze della politica governativa sulla scuola italiana (in questo senso saranno avviate sensibilizzazioni, ad esempio, sul pericolo reale che correrà l’incolumità dei nostri studenti in classi sovraffollate).
Sull’esempio di quanto accaduto a Milano, dove gli operai dell’Innse sono scesi in strada insieme agli insegnanti, chiediamo a tutte le categorie dei lavoratori di prendere parte alle lotte che animeranno un autunno decisivo per la salvaguardia democratica dell’intero sistema istituzionale.
Coordinamento regionale ligure Comunisti - Sinistra popolare
Genova, 5 settembre 2009
Comunisti-
Sinistra Popolare Liguria